venerdì 23 novembre 2007

AVRA' SENSO IL SENSO? BAH...

Avevo detto che ci avrei pensato, l'ho fatto. Non che ci veda molto più chiaro, ma proviamo a riallacciare il discorso sul senso del comunicare via blog.
Mentre scrivo, a dir la verità, mi viene un dubbio: servirà, poi, farsi tante domande sul "senso"?
Non sarebbe forse meglio scrivere (o non scrivere) e morta lì?
Bah, mi toccherà riflettere anche su questo.
L'altro giorno mi sembrava incontrovertibile un fatto: il sapere passa dalla Rete. Se non si hanno mezzi e capacità per dialogare nella Rete si è tagliati fuori. Dunque, dicevo, il sapere è ormai roba per tecnici, con buona pace degli umanisti.
Leggendo un post di Luca De Biase (La storia per progettare il futuro) ho ricevuto un nuovo spunto. Luca conclude il suo ragionamento dicendo che: per prevedere quello che succederà tra un certo numero di anni occorre ricostruire quello che è successo, considerando un numero doppio anni nel passato. E' un modo americano per dire che occorre una prospettiva storica per pensare il futuro. La storia è il primo elemento di riflessione nella progettazione. Credo che valga anche per il giornalismo dell'innovazione.
Avendo un cultura, o meglio, una formazione storica, mi sono trovato in sintonia con quanto difeso dall'ottimo De Biase e da chi lui stesso cita a sostegno della sua tesi.
Riflessione nella progettazione. Sono questi i due elementi basilari, indispensabili.
Non c'è tecnica che regga, se non è sostenuta da una solida base umanistica. Che non significa per forza cultura da liceo classico. E non è detto che questa base debba essere fatta di cultura nel senso tradizionale del termine (quella fatta sui libri di letteratura, di storia e di filosofia, per intenderci). Secondo me, giusto per fare un esempio, un bel pezzo del nostro sapere oggi sta nel conoscere le dinamiche della integrazione razziale. Basta leggere qualcosa sul blog Valelandia, senza andar lontano, per rendersi conto di ciò.
Una cosa è certa, insomma, cari i miei geni del Web 2.0, per progettare occorre riflettere. Ma riflettere su tutto. E nel "tutto" ci sono l'arte, la storia e il resto.
Ciò che mi conforta e che l'altra sera, dopo una pizza micidiale per il mio stomaco, ma assolutamente gradevole per ogni altra sua implicazione, ho avuto la netta sensazione che chi progetta riflette. E parecchio. E su tutto.
La mia amica Titti, che ha qualche anno più di me, ma frequenta un sacco di giovani, mi ha detto: "La generazione dei 30-40enni è la più sfigata (cazzo, ci sono in pieno ndr), se consideri, invece, quella dei 20-30enni vedrai che troverai molto di più".

Titti, mi sa che c'hai ragione anche 'stavolta.

4 commenti:

valentina orsucci ha detto...

Mai come ora, che mi occupo di media e bofonchio di rete, sento l'esigenza di una formazione umanistica.
Forse un altro aspetto interessante della rete è anche questo suo essere formata e prodotta da provenienze e argomenti diversi, che si intrecciano e si stimolano a vicenda.
Però mi piacerebbe essere la parte umanistica (sì, anche quella da liceo classico)
p.s. se magari la prox volta venissi in macchina la pizza risulterebbe meno indigesta :)

Luisa Lo Gatto ha detto...

Come spesso accade il Miglia mi gioca di anticipo (dovrò iniziare ad interrogarmi sulle ragioni di questo strano epifenomeno: conteranno qualcosa le sinapsi meno arrugginite?).
Non è un caso che siano i neofiti del web a porsi ed a porre alcuni quesiti di tipo pseudo esistenziale ma è confortante vedere che alcune “tribolazioni” dell’animo sono condivise anche da chi neofita non è.
Mi sembra che implicitamente e con i fatti la scelta di campo sia chiara per tutti e tale scelta si riassume nella frase che Mauro tra lo schifato e lo sconfortato mi ripete spesso negli ultimi tempi:” Tu (e quando dice “tu” mi punta pure il dito indice contro) non puoi non avere un blog”.
E forse è proprio così: non ci si interroga più, quindi, davvero sul senso della scelta primaria: sarebbe come tirarsi fuori dal nuovo che avanza, sarebbe come rinunciare a priori alla possibilità di costruire nuovi modi di comunicare che se diretti in modo consapevole potrebbero magari, perché no, essere scevri (o comunque) meno contaminati dal rischio di fraintendimenti e maldestre semplificazioni.
E poi dove la mettiamo la curiosità, l’energia che deriva dalla possibilità di sperimentare qualcosa di diverso… etc etc.
Però interrogarsi sul senso del percorso questo sì, mantenere vigile l’attenzione, affinare le proprie sensibilità umane e critiche, corroborare quella scala etica che nella vita di tutti i giorni dà una direzione alle proprie scelte: ma tutto ciò è più legato ad una interrogazione sul senso del nostro esistere e non sul senso del nostro esistere nel web.
L’ha detto bene Giorgio, abbiamo a disposizione uno strumento come un altro: la questione è, però, che questo nuovo strumento mi appare decisamente più difficile da maneggiare.
Contano davvero le sinapsi rallentate a cui facevo riferimento prima e le obiettive difficoltà nell’approccio ad un sapere tecnico che non mi appartiene, ma conta la paura che lo sforzo diventi fonte di paralisi anzichè un processo di crescita personale che mette in moto energie virtuose.
Insomma intendo dire che i miei schemi mentali e la mia formazione giocano un grande peso e che posso crescere a piccoli passi a patto di rimanere vigile e attenta ma anche a patto che le mie scelte dentro al web siano sempre critiche, pena il rischio di impattare contro una mole devastante di informazione che mi assorbe senza che io possa ricavarne alcunché.
In tutto ciò la rete di relazioni che si crea diviene fondamentale: intendo dire che a tutti è dato l’arduo compito di rimestare nella spazzatura e filtrare e sul punto quel poco che ho visto sinora ispira fiducia e forse ci si può essere di aiuto.
Buona giornata, davvero, a tutti.

PS.
Ma se la generazione dei 20-30enni è quella che sta meglio e quella dei 30-40 enni è la più sfigata, che destino riserviamo a quella dei 40-50enni? non siate impietosi nelle vostre risposte.

Il MIGLIA ha detto...

@Luisa Lo Gatto
ma che divertente è chiamarti con nome e cognome?

Il MIGLIA ha detto...
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