mercoledì 31 ottobre 2007

IL SERGENTE

Mi ha fatto provare il loro freddo, la paura e il fascino, paradossale, che la morte aveva su di loro. La fatica senza sbocco. La solidarietà che riempiva le loro "tane".
La bestialità umana, quella buona. Mi ha commosso ed esaltato. Mi ha fatto sentire fiero e impotente. Fiero di loro, impotente rispetto a ciò che ho intono e ciò che sono.
Marco Paolini, che conoscevo solo di rimando, ieri sera ha interpretato il Sergente di Mario Rigoni Stern, é stato per me qualcosa di simile a un prodigio. Pur filtrato dallo schermo di La7 (complimenti), mi è arrivato qualcosa di straordinariamente emozionante. Probabilmente, unico. Per oltre due ore sono rimasto incollato a bocca aperta davanti alla sua faccia scavata e perfetta.
Avevo letto, male, Rigoni Stern. Ora, i sui "Racconti di guerra" sono già sul mio comodino, come qualcosa di imprescindibile.

Grazie Marco, per avermi invaso così.

Grazie Mario, per ciò che siete stati. Tutti voi.

NO SANGUE, NO PARTY














Lunedì sera, ore 21.00.
Casino Sociale di Como.
L'ottimo Pino Corrias è ospite del direttore della Provincia, Giorgio Gandola.






Obiettivo numero uno: presentare il libro "Vicini da morire", ultima fatica, in tutti i sensi, di Corrias, che spiega, più che raccontare, i drammatici fatti del dicembre scorso nella ormai arcinota corte di via Diaz, a Erba.



Obiettivo numero due: ragionare, interrogarsi, trarre qualche straccio di conclusione.



Risultato: 7 presenti, addetti ai lavori inclusi.



L'obiettivo due ha annientato l'obiettivo uno. Questa è Como.



In Tribunale, gente a chiedere di poter prenotare biglietti per il processo alla coppia più famosa d'Italia. Alla presentazione del libro, 7 persone.



Chissenefrega di ragionare? Meglio limitarsi a guardare. Anzi, a sbirciare dal buco della serratura.



Di cosa stiamo parlando? Buffo, alla fine, anche l'altra sera, si è parlato proprio di ciò. Di come la "gente" sia ormai scollegata. Di come non si riesca più, soprattutto nel profondo Nord, a trovare punti di riferimento che non abbiano attinenza con la semplice affermazione del "".



Di come stiamo andando a rotoli.



Corrias ha concluso il suo intervento con nemmeno troppo velato pessimismo. Dobbiamo abituarci, insomma. Perchè Olindo e Rosa sono la punta di un iceberg.



Ma in quel ghiaccio ci siamo anche noi, temo.



Del libro (bello) parlerò un'altra volta.



Off.