mercoledì 23 gennaio 2008

CIAK, SI GIRA!

E' una via di mezzo tra il dietro le quinte di un teatro e il set di un film.

Tra sei giorni andrà in scena il processo dei processi, quello sulla "strage di Erba" e il Palazzo di Giustizia di Como è già tutto un brulicare di giornalisti, tecnici, assessori comunali dall'espressione tipica di quelli stanno risolvendo il problema della fame nel mondo e semplici curiosi, già pronti ad accaparrarsi l'ambìto tagliando per seguire le udienze.
"Che se li avessimo potuti vendere - dice scherzando, ma nemmeno troppo, il giudice Alessandro Bianchi, presidente del collegio a cui spetta il verdetto sui coniugi Romano - avremmo risolto buona parte dei problemi economici di questo Tribunale".
L'ironia del giudice Bianchi ci conforta sulla gestione di quello che non sarà un dibattimento semplice.
Dal 29 gennaio sarà lui il protagonista assoluto: il processo mediatico per eccellenza.
Tutto avverrà su un doppio binario: quello della giustizia in aula, e quello della giustizia a casa, da mass media, quest'ultimo molto più "vero" e soprattutto più "necessario" del primo: sarà quello a riempire la pancia alla gente.
Ecco allora le telecamere, le inquadrature, i primi piani, gli articoli di giornale, i commenti e le interviste. A centinaia. Una macchina perfetta per il pubblico pagante.
Ma non tutto il male vien per nuocere. Se la sezione penale dalla settimana prossima avrà un computer nuovo, qualche risma di carta e un paio di codici aggiornati in più, probabilmente dobbiamo ringraziare Olindo e Rosa.
La gente (tranne il giudice Bianchi) è persino più allegra in Tribunale. C'è fermento, insomma.
Qualcuno approfitterà dell'occasione per farsi il colore ai capelli (non si sa mai, "che se mi tirano giù quelli del tigì"), altri stanno già studiando il posizionamento delle telecamere, per finirci casualmente davanti al momento giusto. Altri ancora sognano il giorno in cui lo potranno raccontare: "Io c'ero"!
Un clima surreale, direte.
Al contrario, più reale della stessa realtà.

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