martedì 22 gennaio 2008

UNA MADRE

In Tribunale a Como è in corso da alcuni mesi il processo nei confronti di don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio accusato di violenza sessuale nei confronti di un minore del paesino del lago.
Ieri in aula era chiamata a testimoniare la madre del sacerdote.
Quella che segue è una sintesi della sua testimonianza.
“Trent’anni! Trent’anni di vita mi ha tolto questa storia. Io sto male soltanto a pronunciarla quella parola. Pedofilo! A mio figlio non dovevano farlo. Quell’accusa mi fa stare male”.
Annamaria Bonora non è riuscita a trattenere le lacrime davanti al collegio presieduto dal giudice Alessandro Bianchi, nel processo in cui suo figlio, don Mauro Stefanoni, lì di fronte a lei, è accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo di Laglio, minore all’epoca dei fatti.
In Tribunale a Como ieri è andata in scena l’ennesima udienza dai toni accesi e caratterizzata, ancora una volta, dalle schermaglie tra i difensori di don Mauro e il giudice Bianchi. Ma l'unica protagonista della giornata è stata l’anziana signora di Cantù madre dell'ex parroco.
Era lì nella veste di teste chiamato dalla pubblica accusa.
Sempre lucida e determinata, a parte il breve momento di scoramento, la donna è rimasta seduta davanti al microfono, infagottata nel suo piumino bordeaux, dalle 9 alle 13.35, per rispondere alle decine di domande fatte prima dal piemme Maria Vittoria Isella e poi, nel contro esame, dai difensori del figlio, gli avvocati Bomparola e Martinelli.
Dalla sua lunga deposizione, emergerebbe qualcosa di simile a una congiura nei confronti del figlio. Una montatura, una sorta di complotto che una frangia di parrocchiani di Laglio, parenti della presunta vittima di don Mauro e legati alla corrente “ciellina” del paese, avrebbe messo in piedi per incastrare un parroco “troppo autonomo e rivoluzionario”, per nulla propenso, insomma, a cedere le redini della conduzione dell’oratorio a quel gruppo coeso e ostile.
“Fin dal giorno in cui don Mauro (così la donna ha sempre chiamato il figlio in udienza) ha fatto il suo ingresso in parrocchia – ha detto la madre dell’imputato – il gruppo di “Cielle” l’ha preso in antipatia. Quando poi don Mauro ha preteso la restituzione della dozzina di mazzi di chiavi dell’oratorio che erano disseminate in svariate famiglie, in molti non l’hanno mandata giù”.
Nelle parole della teste, l’ipotesi di una sorta di “regolamento di conti” tra una fazione di parrocchiani facente capo a Comunione e Liberazione e il figlio sacerdote è stata ben più che ventilata. Un rancore che risalirebbe al periodo, anni fa, in cui don Mauro esercitava a Ponte Tresa. Allora il sacerdote si rivolse direttamente al Vescovo, ponendogli un vero e proprio aut aut tra sé e un gruppo di ciellini molto attivo nell’oratorio di quel paese.
Per non parlare di Laglio.
“La zia del ragazzo – ha ripetuto l’anziana signora – ne aveva sempre una. Aveva da ridire su tutto. Eppure era lui, quel giovane così strano – sempre secondo la testimonianza della donna – a infastidire di continuo don Mauro, chiamandolo decine di volte ogni giorno sul telefono della parrocchia. Un tipo molto appiccicoso, continuamente alla ricerca di contatto fisico e sicuramente molto solo. Mi han detto che importunava anche qualche ragazza, compresa la postina del paese”.
Poco dopo le 13.30, consumato l’ennesimo momento di tensione tra avvocati difensori di don Mauro e collegio giudicante, Annamaria Bonora ha potuto lasciare l’aula.
Sudata e visibilmente provata, nel suo piumino mai levato lungo tutta la deposizione, andandosene ha ripetuto mormorando: “Ci ho perso trent’anni di vita con questa storia…”.

1 commenti:

valentina orsucci ha detto...

Io di questa storia non so nulla più di quello raccontato dai media.
E non ho simpatia per i preti.
Però dalle varie vicende che sono accadute negli ultimi anni, ho imparato che, proprio perchè la pedofilia è il peggiore dei reati, è disumano condannare (socialmente) prima che la giustizia lo faccia.
Perchè quando succede non si torna indietro, e se questa storia non dovesse essere vera, questa storia alla signora "ci farà perdere tutta la vita"