giovedì 17 gennaio 2008

VOLEMOSE BENE

Economia della felicità, ovvero, tra le altre cose, dare meno importanza al denaro e allo scambio di beni materiali, per tornare a valorizzare elementi che sembrano aleatori, ma che migliorano, di fatto, le nostre vite: relazioni interpersonali, messa in comune gratuita di beni quali il tempo, l'attenzione e la conoscenza, coltivazione degli ambiti artistico ed ambientale.
Una ricetta non nuova, si pensi alla vita degli italiani negli anni Cinquanta, prima del boom economico, con pochi mezzi a disposizione e molta solidarietà a colmare le mancanze.
In che misura le nuove tecnologie potrebbero oggi aiutarci a tornare verso un modello economico simile, ovviamente rivisto e corretto? Oppure c'è il rischio che l'era di Internet sia, in realtà, una semplice fiammata, capace ora di coinvolgere, anche emotivamente, milioni di persone, ma destinata ad estinguersi rapidamente?
E ancora, il mettere in comune implica un possesso. Se il possesso dei beni materiali non arriva a soddisfare i minimi indispensabili per un'esistenza dignitosa, come sarà possibile condividere ciò che si ha, ma non si ha né tempo, né libertà di valorizzare?

3 commenti:

valentina orsucci ha detto...

ok.
ma dimmi la verità.
de biase è un iceberg come mi dà l'impressione di essere nel suo blog?

valentina orsucci ha detto...

ops, ho dato per scontato che ti riferissi al suo libro e a un suo intervento dal vivo (si fa per dire).
magari però non è così.
p.s. dai, togli l'anti spam :)

Il MIGLIA ha detto...

Come faccio a togliere l'anti spam?
Su De Biase devo deluderti, non è freddo, è semplicemente un american web style man...