sabato 9 febbraio 2008

BLOG vs GIORNALI

Sulla scia della provocazione lanciata da Gaspar, ecco gli interventi di Formento, De Biase e Tedeschini che si confrontano sul tema generale del rapporto tra Internet e giornalismo.

Marco Formento introduce:

Iniziamo con prendere atto delle dimensioni dei fenomeni che stiamo raffrontando. Se io ho un piccolo quotidiano che vende 50mila copie ho un giro d’affari di circa 40milioni di euro e pago complessivamente circa 200 persone.
Se ho un blog, oppure un sito e faccio 50mila visite su Internet, non vi pago nemmeno la cena.
In una democrazia di massa il “grande pubblico” non solo esiste, ma non può essere messo da parte. Credo che esisterà ancora per molto. Anche nel mondo dell’informazione va lasciato spazio a un pubblico meno attivo. Bisogna essere in grado di mettersi su vari livelli di informazione.
Per questo,i produttori di notizie devono farlo a tempo pieno, e devono essere pagati.

Luca De Biase
Così come il “pubblico attivo” ci chiede con i blog di togliere, o quantomeno erodere il potere assoluto dei vecchi media tradizionali, voglio anche dire una cosa che può sembrare banale, ma non lo è: anche i giornali sono fatti di persone. Molte di queste sono ottime persone. Ciò significa che non esiste un mondo dell’informazione “buono” (quello dei blog), contro uno cattivo (dei giornali).
Il modello di business è uno degli elementi e dei motori più importanti dell’informazione. Non è il peccato originale.
Il problema è quando il modello di business diventa il fine assoluto dell’informazione.
Ma non si può dire che tutta l’informazione con un modello di business non sia credibile (l’ormai famoso paradigma torrieriano).
Se così fosse, allora resterebbe la mera informazione di mutuo soccorso, gratuita, disinteressata e spontanea.
Esistono svariate piattaforme tutte utilizzabili dalle persone per cui il punto di arrivo è la condivisione dell’informazione.
La piattaforma produttive dei giornalisti professionali è diversa da quella dei blog.
Non pensiamo che quella dei blog sia scevra da possibili condizionamenti.
Anche chi fa il blog può essere “etero-diretto”. L’esempio del blog antisemita su tutti i giornali di oggi dimostra che non è detto che qui ci sia informazione indipendente e corretta per forza.
La proposta è che si ipotizzi una ridefinizione delle relazione tra pubblico e giornali, dal presupposto che anche nei giornali lavorano persone.
Un’alleanza strategica tra i produttori di notizie e il pubblico, contro il mondo dell’informazione strumentalizzata dal modello di business, potrebbe accrescere la qualità dell’informazione.

Stefano Vita
Il lettore, però, dovrebbe avere un ruolo più critico nei confronti della cosiddetta stampa organizzata.
Poi c’è la questione della responsabilità dei media privati che godono dei finanziamenti pubblici. I media che li hanno, hanno anche doveri diversi rispetto all’utenza. La responsabilità si allarga alla dimensione pubblica dei loro finanziamenti.

Mario Tedeschini
Siamo sicuri che il popolo dei blog impronti davvero ogni sua azione al rispetto?
A parte quello di oggi, abbiamo migliaia di esempi nella rete in cui vi è tutto tranne che il rispetto.

Marco Formento
Il problema è generale: abbiamo un contenitore sociale impoverito. Mi sembra davvero difficile, per questo, trovare le risorse per il mutuo soccorso

Luca De Biase
I blogger pongono limiti importanti alla pretesa dei media tradizionali di essere monopolisti dell’informazione.
Il pubblico attivo però deve avere ben presente i concetti di consapevolezza e responsabilità.
L’obiettivo è il mutuo soccorso, anche se spesso all’interno della blogosfera si perde di vista questo obiettivo. Gli avversari non sono gli altri blogger, ma è soltanto il monopolio dell’informazione.

4 commenti:

Giorgio ha detto...

Discussione interessante, che voglio ben "mantecare" prima di servire in tavola altre considerazioni.
Aggiungo solo un flash, che mi è venuto mentre leggevo qua sopra.
Io potrei, per le competenze che ho e gli strumenti a disposizione, compilarmi il modello unico per pagare le tasse, però preferisco spendere qualche decina (centinaio?) di euro e affidarmi a un professionista. Lo stesso vale per dipingere i muri o lavare l'auto. Non vedo perché debba essere diverso per l'informazione. I professionisti anche in quel campo potranno avere un futuro, semmai a rischiare "tagli" non sono i girnalisti bensì la filiera che sta nel mezzo e che con i nuovi medium rischia di essere saltata a piè pari... (buon ritorno da Udine!)

Bloggointestinale ha detto...

tutto ciò è successo a Udine?

Il MIGLIA ha detto...

@Giorgio: sono d'accordo con te, ma anche il talebano Gaspar ha, secondo me, le sue belle ragioni.
Credo che la sfida futura per i giornalisti debba essere giocata su due livelli.
Il primo è tecnologico. Chi possiede capacità di scrittura, abilità nel trovare notizie e strumenti per la loro elaborazione dovrà, in tempi brevissimi, attrezzarsi per avere padronanza degli strumenti tecnologici per la loro produzione e distribuzione.
La seconda sfida starà nel diventare, come dice Gaspar, sempre più filtro personale di utenti che pretendono, giustamente, attendibilità e competenza. Obiettivo non proprio dietro l'angolo per chi lavora alle dipendenze di una testata, con doveri e mansioni precisi nell'organizzazione del suo luogo di impiego.

@Blogintestinale: a dire il vero è successo molto di più, io ho riportato soltanto ciò che mi è ha più interessato.

Sir Drake ha detto...

Anche io mi prendo un po' di tempo per rifletterci e buttare giù due righe, ma nel frattemòo ti dico che sono d'accordo con Giorgio: l'approccio amatoriale può avere aspetti interessanti, ma un professinista dispone di altri strumenti.
Per carità, non dico che solo i giornalisti sanno fare certe coe, ma loro hanno scelto di farlo per mestiere e a quello hanno dedicato il loro percorso formativo.