sabato 9 febbraio 2008

IL LARIOTALEBANO GASPAR TORRIERO (SotN)

Una scudisciata dell'ottimo Gaspar Torriero (autodefinitosi “talebano dei media") ha introdotto la sessione poi sviluppata da Mario Tedeschini, Luca De Biase e Marco Formento su: “I giornali non sono la loro carta. Idee per sopravvivere al 2013”.
E devo dire che il "lariotalebano" ha davvero messo il sale sulla discussione, inclinandola al punto giusto perché questa potesse risultare poi interessante. Vediamo, in sintesi, gli spunti messi sul tappeto da Gaspar.

Su Internet.
Solo dieci anni fa Internet era una cosa per le sole aziende. Erano loro a fare il loro gioco sulla rete, noi, al massimo, potevamo guardare. La svolta, per me, è stata l’11 settembre 2001.
Quando ci fu l’attacco alle Torri Gemelle i giornali dell’11 settembre che avevo sul tavolo erano diventati, in pochi minuti, preistorici. Mi rivolsi a Internet, ma i grandi siti internazionali non funzionavano. L’unica cosa che funzionava in quel momento erano alcuni blog di gente che stava vedendo con i propri occhi quanto stesse accadendo. Lì si è capito veramente quale sia l’importanza della rete, perché lo scambio è stato massimo. Lì divenne di massima rilevanza il fatto, nuovo, di parlare con la propria voce. Nella rete, le informazioni viaggiavano grazie a messaggi spontanei, non filtrati, non autorizzati. Fino a quel momento avevo sentito solo voci “autorizzate”, quelle dei media tradizionali, che di colpo sono sembrate totalmente false, vuote, inascoltabili.
Due mesi dopo ho aperto il mio blog.
La novità principale è stato incontrare una nuova forma di rispetto.
Uno stare tutti su un livello orizzontale, con il ruolo di scrittore e di visitatore che si possono
scambiare. Oggi, le pagine internet fatte dalle persone hanno superato quelle fatte dalle aziende.

C’è un nuovo paradigma: Internet è il più importante mezzo di comunicazione “personale”.


Però ci sono cose che ancora non vanno.
La maggior parte degli utenti non ha un indirizzo IP fisso, non ha una banda larga simmetrica, non ha velocità sufficiente in uscita. Internet, in quanto tecnologia, è ancora internet fatto per le aziende e non abbastanza per le persone.
Oggi io sono ancora “cliente” di internet, non sono ancora gestore vero.

Sull’informazione.
La maggior parte delle notizie è prodotta con “sistemi di produzione” di massa.
La massa acquisice le notizie dai media, ma non c’è un rapporto paritario tra il media e l’utente. L’utente, in realtà, è merce di scambio tra il media e la pubblicità che lo tiene in vita economicamente.
La conseguenza logica di questo meccanismo potrebbe essere la free press.
Oppure i blog.
Con i blog non c’è più gerarchia, non ci sono più fonti privilegiate, non c’è più il grande pubblico. C’è il caos, ma un caos assolutamente buono.
Naturalmente, per regolare il caos sorge la questione della credibilità.
Ad esempio: Andrea Beggi è un bravo blogger ed è, secondo me, più credibile del Corriere della Sera. Per un fatto semplice: non mi deve vendere nulla. Ed è più autorevole, perché di solito sa direttamente ciò di cui parla.
Allora? Non si può andare avanti così.
Ma c’è un problema, la pubblicità su internet non funziona. Non basta. I blog fatti a livello hobbistico sono destinati a morire.
Occorre trovare un modello di business capace di mantenere in vita i blog, portatori di verità, competenza e gratuità di ciò che ti offrono.

Interviene Luca De Biase
La pubblicità non può essere esclusa quale forma di entrata per Internet. Ma presto la pubblicità dovrà arrestare la sua crescita (ora nell’ordine del 30-40% annuo) anche su Internet.
Non è quella la strada del lungo termine. Prima o poi bisognerà capire se sarà il caso di continuare a pagare i professionisti dei giornali, o se sarà possibile possa farne a meno.

Replica Gaspar
La funzione di filtro del giornalista non esiste più. Oggi ognuno filtra per sé. Ci sono tutti gli strumenti per farlo sulla rete. Puoi essere il miglior giornalista del mondo, ma se sei il tuo filtro è buono per il grande pubblico, non puoi essere il mio miglior filtro personale.
I grandi quotidiani hanno rinunciato a cercare le notizie. Le vere inchieste sono sempre più rare. Per questo chi ancora le fa ha sicuro successo. Non c’è più il giornalista che tocca con mano ciò che deve raccontare. Ma non può farlo sempre il blogger, perché il blogger spesso fa altro nella vita.

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