martedì 18 marzo 2008

TIBET, UNA LACUNA INDOTTA

Coinvolto emotivamente (soprattutto grazie a Orientalia4All e a Luisa) dalle recenti drammatiche vicende tibetane, mi sono presto reso conto di conoscere ben poco di quanto avvenuto da 60 anni a questa parte in quella affascinante regione asiatica. Per colmare la lacuna, ho ripreso in mano il manuale su cui diedi l’esame di “Storia contemporanea” all’università.
Premesso che la mia memoria è più labile di quella di un novantenne, le dimensioni della voragine che si è inghiottita la storia tibetana mi avevano convinto che all’epoca dell’esame, parliamo del ’94, dovevo aver saltato a pie’ pari il capitolo che parlava dell’evoluzione politica cinese nel Secondo dopoguerra.
Invece, mi sbagliavo.
Aperto il manuale, (Storia dell’età contemporanea, di M.Salvadori) ho trovato tracce del mio passaggio (qualche sottolineatura ed evidenti macchie di unto) sul capitolo n°54: “La politica estera cinese, dal ‘49 fino alla crisi dei rapporti sino-sovietici”.
È vero che un manuale generalista, che abbraccia il densissimo periodo tra la Restaurazione i giorni nostri non può approfondire ogni momento, ma la spiegazione di quanto avvenuto in Tibet mi ha lasciato basito per la sua pochezza.
Salvadori spiega in poche righe la questione tibetana. Prima, descrive l’annessione del Tibet alla Cina con queste parole:

Dopo il riconoscimento della Cina da parte indiana e lo scambio di ambasciatori (aprile 1950), un chiaro segno distensivo era stato l’accordo patrocinato dall’India, con il Tibet, in base al quale veniva mantenuto in vita il governo locale, con un’ampia autonomia regionale, pur venendo il paese incorporato nella repubblica cinese”.

Insomma, il Tibet era stato incorporato alla grande madre Cina, ma, stando al manuale, senza traumi, né rivendicazioni da parte dei suoi abitanti e con grande soddisfazione dell’India.
Cinque pagine dopo Salvatori torna a parlare del Tibet in relazione ai rapporti tra india e Cina:
Una nuova crisi andò profilandosi negli ultimi mesi del 1958, crisi che provocò il deterioramento dei rapporti sino-indiani. Si verificarono dapprima piccoli incidenti di frontiera. Ma il peggioramento decisivo dei rapporti si ebbe allorquando i cinesi, visto che l’autonomia concessa al Tibet stava diventando veicolo per l’influenza dell’India, intervennero militarmente nella regione reprimendo una rivolta nel marzo del 1959”.

Già, capire cosa significa che il Tibet “stava diventando veicolo per l’influenza dell’India” è affare per ufologi, ma cosa accadde nei nove anni che passarono tra “l’annessione gioiosa” del Tibet e la rivolta? Contro chi si rivoltavano i rivoltosi? E perché? Nel manuale non si fa alcun cenno a chiarimento di ciò. Come nemmeno una riga viene spesa in seguito per parlare degli oltre 1milione e 200mila morti registrati tra la popolazione tibetana, o dei 6mila monasteri buddisti rasi al suolo negli anni a seguire.
Che dire, un fulgido esempio di storiografia.

Chiara, completa e per nulla faziosa.

0 commenti: