venerdì 11 luglio 2008

SIAMO TUTTI GIORNALISTI?


Secondo « Le journalisme, ou le professionnalisme du flou », un saggio dello studioso francese Denis Ruellan, il discorso sulla specificità delle competenze e delle pratiche giornalistiche non sarebbe altro che ideologia di un gruppo professionale utilizzata per conservare il predominio sulla professione che, invece, nella realtà, è costitutivamente “vaga”. La professione si adatterebbe continuamente, incorporando a mano a mano le attività che si svolgono ai suoi margini. Ora, con internet, sarebbe la volta dei blogger, la cui «assimilazione» alla professione è in preparazione nel momento in cui «l’ irruzione del giornalista pubblico» sta rimettendo in causa in profondità il giornalismo professionale.

In queste 8 righe, tratte dall’ottimo blog “LSDI”, viene sintetizzata, secondo me, l’essenza della contraddizione principale insita nel lavoro del giornalista.

Credo che la teoria di Ruellan sia largamente condivisibile.
Eppure. trovare, dentro e fuori dalle redazioni, giornalisti bravi e completi, è impresa assai ardua.

Ci si domanda il perché, visto che chiunque sarebbe potenzialmente assimilabile alla professione giornalistica?

Una possibile risposta sta nell’analisi delle caratteristiche che un giornalista moderno dovrebbe avere. Provo ad elencarne alcune in ordine casuale:



  • capacità di individuare “la notizia” all’interno di una serie di informazioni

  • capacità di scrivere la notizia (possibilmente in forma fruibile e gradevole)

  • capacità di dialogo con ambiti limitrofi al giornalismo (economia, politica, forze dell’ordine, società civile)

  • capacità di inchiesta (metodo e forza investigativa)

  • attitudine all’ organizzazione del lavoro

  • indipendenza economica

  • massima libertà di movimento (pochi limiti spazio-temporali)

  • perseveranza

  • buon senso

  • attitudine al gioco di quadra

  • curiosità senza limiti (senza scadere nella morbosità)

  • conoscenza dei mezzi di comunicazione (nuove tecnologie in primis)

  • buona cultura generale

  • intuito spiccato

Siamo così certi che chiunque, anche i migliori blogger, posseggano queste caratteristiche basilari?




4 commenti:

Gaspar ha detto...

A occhio, direi che i primi quattro punti sono specifici della professione giornalistica. Gli altri si applicano a qualsiasi professione.

valentina orsucci ha detto...

Parlo da fruiitrice.
Io credo che a volte il dover per forza dare "la notizia" faccia perdere di importanza le informazioni. Gli dia troppa forma, insomma, mentre quella vorrei fosse il risultato della mia lettura e delle mie interpretazioni.
Mi incuriosisce molto il punto "indipendenza economica": intendi a parte essere giornalista? Uff, ma perchè tutti i bei lavori devono essere hobby o sfizi? :D
E sulla perseveranza: ma perchè i bei lavori devono avere la forza di una fede per non mollare?

sulla domanda finale (quanto mi piace che finisci i post con la domanda finale): sono certa che non li posseggano :)

Luisa L.G. ha detto...

A furia di frequentare giornalisti e dialogare con loro via blog mi sento quasi titolata ad esprimere la mia.
Parlo come Vale da fruitrice: il primo punto mi sembra fondamentale ma forse detta così non basta.
E' vero, è importante sapere individuare la notizia ma credo conti ancora di più la scelta degli elementi di contorno: è lì che si vede la sensibilità di chi scrive e la sua capacità di offrire spunti di analisi e di riflessione.
E poi forse dovresti spiegare meglio che cosa deve intendersi oggi per "notizia". E' notizia ciò che ha un pubblico interesse? E dove va oggi questo pubblico interesse?Ed è sempre giusto assecondarlo?
E comunque hai ragione tu, hai fatto un elenco di qualità e doti che ormai si trovano raramente.:-)

Il MIGLIA ha detto...

@Vale, quando parlo di indipendenza economica intendo esattamente quello: il giornalismo, se ridotto a hobby, non è più giornalsimo. A meno di forme, ormai rarissime, di mecenatismo, che permettono ad alcuni di esercitare quell'hobby come fosse un lavoro.
@Luisa, il punto è proprio quello: la notizia. E non esiste una regola che la definisca. "La notizia" può essere diversa a seconda del momento e del contesto. Non c'è insomma, la definizione di notizia che vale sempre. Può essere quella che interessa il maggior numero di persone, ma anche, in alcuni casi, quella che spiega meglio una situazione, pur interessando quantitativamente meno lettori.
Mi rendo conto, è contorto, ma non saprei come spiegarlo meglio.
Su quanto sia giusto assecondare la pubblica opinione, anch'io credo che non sia sempre l'optimum. E' vero che pubblicare alcune notizie spesso non sia "necessario". Ma non basta a far sì che sia completamente inutile. Credo che questo aspetto sarà tema di un altro post.