domenica 27 gennaio 2008

L'ALTRO PROCESSO

Come avrete notato a destra, ho aperto un nuovo blog tematico in cui cercherò di rendere conto del processo che il 29 gennaio si apre a Como sulla cosiddetta strage di Erba.
Da qui in avanti, dunque, tutti post su quell'argomento saranno QUI. Vi rimando alla consultazione ed, eventualmente, alla partecipazione al blog per ogni considerazione in merito.
Se cercate qualcosa che aggiunga prurito alla vicenda, fate a meno di cliccare. Se volete capire meglio cosa bollirà in quell'enorme pentolone, allora, forse, nel blog troverete qualche spunto.
Su che basi intenderò muovermi, è spiegato, spero chiaramente, all'interno del blog.
Vi aspetto.

venerdì 25 gennaio 2008

CADERE IN PIEDI

Sarà anche uno che si vende male, il cui aspetto curiale anche a me è sempre piaciuto poco.
Avrà una dialettica scarsa e, soprattutto, una pronuncia incomprensibile.
Ma se ne è andato a casa come nessun altro avrebbe fatto in Italia: con dignità.
Potremmo discutere anni sull'efficacia dei suoi mesi di governo (secondo me tutto sommato buoni), ma il modo in cui Romano Prodi ha affrontato la crisi che l'ha fatto cadere dovrebbe servire da lezione a molti in questo Paese in cui la dignità è merce ormai rarissima.
Poteva svignarsela, rassegnando le dimissioni prima del voto al Senato, invece ha preteso che ogni senatore motivasse la propria scelta.
Fautore della più "democristiana" real politik, si è sempre fermato quando gli veniva chiesto di sfondare limiti, a destra e a sinistra, per lui invalicabili, a costo, l'abbiamo visto, di andare a casa.

Cosa succederà ora? Chi prenderà il suo posto? Voto o governo di transizione?
Importa poco, perché una sola cosa è certa: la lezione di Prodi non sarà raccolta da nessuno.
E ancora una volta il nostro Paese avrà perso un'ottima occasione.

Io, intanto, dico grazie, Romano.
Per ciò (anche se poco) che sei riuscito a fare, ma soprattutto per ciò che hai dimostrato di essere.
P.S. aggiunto alle 21.00 dopo visione dei principali tg serali.
Alla domanda di un cronista che gli ha chiesto se fosse disponibile per un governo di transizione Prodi ha così risposto: "Mi sono presentato davanti al Parlamento e ho perso. Quando uno perde, ne prende atto e se ne va".
Cosa farà adesso?
"Il nonno!"
Ribadisco.

mercoledì 23 gennaio 2008

CIAK, SI GIRA!

E' una via di mezzo tra il dietro le quinte di un teatro e il set di un film.
Tra sei giorni andrà in scena il processo dei processi, quello sulla "strage di Erba" e il Palazzo di Giustizia di Como è già tutto un brulicare di giornalisti, tecnici, assessori comunali dall'espressione tipica di quelli stanno risolvendo il problema della fame nel mondo e semplici curiosi, già pronti ad accaparrarsi l'ambìto tagliando per seguire le udienze.
"Che se li avessimo potuti vendere - dice scherzando, ma nemmeno troppo, il giudice Alessandro Bianchi, presidente del collegio a cui spetta il verdetto sui coniugi Romano - avremmo risolto buona parte dei problemi economici di questo Tribunale".
L'ironia del giudice Bianchi ci conforta sulla gestione di quello che non sarà un dibattimento semplice.
Dal 29 gennaio sarà lui il protagonista assoluto: il processo mediatico per eccellenza.
Tutto avverrà su un doppio binario: quello della giustizia in aula, e quello della giustizia a casa, da mass media, quest'ultimo molto più "vero" e soprattutto più "necessario" del primo: sarà quello a riempire la pancia alla gente.
Ecco allora le telecamere, le inquadrature, i primi piani, gli articoli di giornale, i commenti e le interviste. A centinaia. Una macchina perfetta per il pubblico pagante.
Ma non tutto il male vien per nuocere. Se la sezione penale dalla settimana prossima avrà un computer nuovo, qualche risma di carta e un paio di codici aggiornati in più, probabilmente dobbiamo ringraziare Olindo e Rosa.
La gente (tranne il giudice Bianchi) è persino più allegra in Tribunale. C'è fermento, insomma.
Qualcuno approfitterà dell'occasione per farsi il colore ai capelli (non si sa mai, "che se mi tirano giù quelli del tigì"), altri stanno già studiando il posizionamento delle telecamere, per finirci casualmente davanti al momento giusto. Altri ancora sognano il giorno in cui lo potranno raccontare: "Io c'ero"!
Un clima surreale, direte.
Al contrario, più reale della stessa realtà.

martedì 22 gennaio 2008

UNA MADRE

In Tribunale a Como è in corso da alcuni mesi il processo nei confronti di don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio accusato di violenza sessuale nei confronti di un minore del paesino del lago.
Ieri in aula era chiamata a testimoniare la madre del sacerdote.
Quella che segue è una sintesi della sua testimonianza.
“Trent’anni! Trent’anni di vita mi ha tolto questa storia. Io sto male soltanto a pronunciarla quella parola. Pedofilo! A mio figlio non dovevano farlo. Quell’accusa mi fa stare male”.
Annamaria Bonora non è riuscita a trattenere le lacrime davanti al collegio presieduto dal giudice Alessandro Bianchi, nel processo in cui suo figlio, don Mauro Stefanoni, lì di fronte a lei, è accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo di Laglio, minore all’epoca dei fatti.
In Tribunale a Como ieri è andata in scena l’ennesima udienza dai toni accesi e caratterizzata, ancora una volta, dalle schermaglie tra i difensori di don Mauro e il giudice Bianchi. Ma l'unica protagonista della giornata è stata l’anziana signora di Cantù madre dell'ex parroco.
Era lì nella veste di teste chiamato dalla pubblica accusa.
Sempre lucida e determinata, a parte il breve momento di scoramento, la donna è rimasta seduta davanti al microfono, infagottata nel suo piumino bordeaux, dalle 9 alle 13.35, per rispondere alle decine di domande fatte prima dal piemme Maria Vittoria Isella e poi, nel contro esame, dai difensori del figlio, gli avvocati Bomparola e Martinelli.
Dalla sua lunga deposizione, emergerebbe qualcosa di simile a una congiura nei confronti del figlio. Una montatura, una sorta di complotto che una frangia di parrocchiani di Laglio, parenti della presunta vittima di don Mauro e legati alla corrente “ciellina” del paese, avrebbe messo in piedi per incastrare un parroco “troppo autonomo e rivoluzionario”, per nulla propenso, insomma, a cedere le redini della conduzione dell’oratorio a quel gruppo coeso e ostile.
“Fin dal giorno in cui don Mauro (così la donna ha sempre chiamato il figlio in udienza) ha fatto il suo ingresso in parrocchia – ha detto la madre dell’imputato – il gruppo di “Cielle” l’ha preso in antipatia. Quando poi don Mauro ha preteso la restituzione della dozzina di mazzi di chiavi dell’oratorio che erano disseminate in svariate famiglie, in molti non l’hanno mandata giù”.
Nelle parole della teste, l’ipotesi di una sorta di “regolamento di conti” tra una fazione di parrocchiani facente capo a Comunione e Liberazione e il figlio sacerdote è stata ben più che ventilata. Un rancore che risalirebbe al periodo, anni fa, in cui don Mauro esercitava a Ponte Tresa. Allora il sacerdote si rivolse direttamente al Vescovo, ponendogli un vero e proprio aut aut tra sé e un gruppo di ciellini molto attivo nell’oratorio di quel paese.
Per non parlare di Laglio.
“La zia del ragazzo – ha ripetuto l’anziana signora – ne aveva sempre una. Aveva da ridire su tutto. Eppure era lui, quel giovane così strano – sempre secondo la testimonianza della donna – a infastidire di continuo don Mauro, chiamandolo decine di volte ogni giorno sul telefono della parrocchia. Un tipo molto appiccicoso, continuamente alla ricerca di contatto fisico e sicuramente molto solo. Mi han detto che importunava anche qualche ragazza, compresa la postina del paese”.
Poco dopo le 13.30, consumato l’ennesimo momento di tensione tra avvocati difensori di don Mauro e collegio giudicante, Annamaria Bonora ha potuto lasciare l’aula.
Sudata e visibilmente provata, nel suo piumino mai levato lungo tutta la deposizione, andandosene ha ripetuto mormorando: “Ci ho perso trent’anni di vita con questa storia…”.

sabato 19 gennaio 2008

MAQUALISONOLENOTIZIE 5

Qual è la notizia?
Che Totò Cuffaro, presidente della Regione Sicilia, sia stato condannato a 5 anni di carcere per aver favorito un mafioso, svelandogli l'esistenza di un'inchiesta con tanto di intercettazioni, oppure che lo stesso non sia stato ritenuto a servizio dell'intera organizzazione comunemente chiamata Cosa Nostra?
Leggendo i quotidiani in edicola oggi pare che la notizia sia quest'ultima.

Ha ragione, dunque, Cuffaro, e con lui Berlusconi e una folta schiera di supporter, a dichiararsi un perseguitato politico e a dichiarare con una certa fierezza che non intende dimettersi dalla carica che ricopre.

Insomma, se aiuti un boss mafioso, ma non la Mafia, in Sicilia, anzi, in Italia, sei una brava persona.

L'UOVO DI COLOMBO

Se il grado di benessere e appagamento di un lavoratore potrebbe, in un futuro non lontano, persino arrivare ad essere una voce importante tra i capitoli dei bilanci aziendali, perchè una gran parte delle persone che conosco non sonno soddisfatte di come si trovano a svolgere il proprio lavoro?
Perchè la figura del "capo", sia esso un direttore o il proprietario dell'impresa, è quasi sempre invisa ai dipendenti?
E' un fatto necessario nelle dinamiche di organizzazione aziendale, oppure attiene a componenti psicologiche diverse? Insomma, a volte mi capita di pensare che basterebbe davvero poco, e soprattutto non in termini economici, perchè all'interno di un gruppo di lavoro l'appagamento e il valore aggiunto in termini di serenità possano crescere, a beneficio, ovviamente, anche della stessa azienda. Eppure non accade spesso, anzi, accade quasi mai.
Colpa della diffusa frustrazione di "capi" sempre più ricchi di soldi, ma sempre più poveri di spirito?
O è colpa della categoria "dipendente", ancora diffusamente immatura per disporre di spazi e modalità che, male utilizzati, porterebbero, in fondo, a una organizzazione aziendale meno efficiente?

venerdì 18 gennaio 2008

L'IPERPRESENTE

Davvero la rete ci sta ammorbando in uno stato di "iperpresente" (definizione di Luca De Biase)?

Siamo talmente concentrati su ciò che accade così rapidamente, anche tra noi, che non riusciamo a capire quali siano le conseguenze dei nostri piccoli e grandi gesti?


Cosa ci guida, se c'è qualcosa, nella nostra immersione via blog?


Oppure, ogni volta, è soltanto un tuffo?

UNA DOMANDA...


...ma qualcuno dei nostri politici ha preso, almeno lontanamente, in considerazione il fatto che Mastella, signora e resto dell'Udeur campano abbiano potuto, magari per sbaglio, commettere i reati che gli vengono contestati?

Mi sa che l'ha fatto soltanto Di Pietro.

Solidarietà. A lui.

giovedì 17 gennaio 2008

VOLEMOSE BENE

Economia della felicità, ovvero, tra le altre cose, dare meno importanza al denaro e allo scambio di beni materiali, per tornare a valorizzare elementi che sembrano aleatori, ma che migliorano, di fatto, le nostre vite: relazioni interpersonali, messa in comune gratuita di beni quali il tempo, l'attenzione e la conoscenza, coltivazione degli ambiti artistico ed ambientale.
Una ricetta non nuova, si pensi alla vita degli italiani negli anni Cinquanta, prima del boom economico, con pochi mezzi a disposizione e molta solidarietà a colmare le mancanze.
In che misura le nuove tecnologie potrebbero oggi aiutarci a tornare verso un modello economico simile, ovviamente rivisto e corretto? Oppure c'è il rischio che l'era di Internet sia, in realtà, una semplice fiammata, capace ora di coinvolgere, anche emotivamente, milioni di persone, ma destinata ad estinguersi rapidamente?
E ancora, il mettere in comune implica un possesso. Se il possesso dei beni materiali non arriva a soddisfare i minimi indispensabili per un'esistenza dignitosa, come sarà possibile condividere ciò che si ha, ma non si ha né tempo, né libertà di valorizzare?

SUDOMAGODO

"Il grado di soddisfazione dei dipendenti dovrebbe essere inserito, quale vero e proprio capitolo, nei bilanci aziendali. Occorrono nuovi strumenti contabili che inizino quantificare anche la qualità della condizione di lavoro e non soltanto la sua quantità".
Parole di Luca De Biase, in occasione della presentazione del suo "Economia della felicità" edito da Feltrinelli.
Parole che mi affascinano e che, se mi guardo intorno, mi fanno sorridere.
Mi domando: ma dove andrebbe messa la soddisfazione? Attività o passività?

mercoledì 16 gennaio 2008

TORNIAMO AL SENSO

L'iper presente: uno dei rischi della nuova dimensione in cui la rete ci sta trascinando.
Non riuscivo a dare un nome ai timori che albergano nei miei amici e un po' anche in me da quando ci approcciamo al mondo dei blog.
La definizione, ovviamente, non è mia. E' di Luca De Biase, che l'ha tirata fuori dal suo ricchissimo cilindro nel corso della presentazione del suo "Economia della felicità", oggi in Feltrinelli a Milano.
Un'ora e mezza fitta di spunti, che proverò a sviluppare nei prossimi post, con la consapevolezza di un'inadeguatezza di fondo, coadiuvata, però, da una grande voglia di capire.
Il rischio dell'iper presente è lì. E' concreto, grave, ma si può evitare. Come? Lo dice lo stesso De Biase: con la progettualità.


Insomma, va bene tutto nella rete, ma di fondo deve esserci qualcosa che abbia una direzione.


Quale direzione? Questa è un'altra storia.


DELICATEZZA

Premessa: Clemente Mastella non mi è mai stato simpaticissimo.
Ma vedere Vannino Chiti confabulare con totale distacco al cellulare mentre il "dimissionario in itinere" ministro della Giustizia dice alla Camera: "Tra il potere e la famiglia, scelgo senz'altro mia moglie", mi ha colpito più della stessa affermazione di Mastella.

martedì 15 gennaio 2008

REALTA' O FINZIONE, FATE UN PO' VOI

Ne "La grande abbuffata" esprimevo una certa preoccupazione circa il caos mediatico che si vede all'orizzonte del 29 gennaio, quando in Tribunale a Como inizierà il processo della cosiddetta strage di Erba.
Oggi la preoccupazione è divenuta scoramento all'apprendere la notizia che alcune puntate della nuova serie di Ris, la fiction di successo sul Reparto scientifico dei carabinieri, saranno ispirate, pare in maniera molto prossima, agli orribili fatti accaduti oltre un anno fa in via Diaz.

Un tempismo perfetto: in parallelo al processo non solo sarà attivissimo il canale mediatico-giornalistico, con tutte le sue possibili storture, ma anche quello mediatico-cinematografico, con una realtà/finzione che chissà per quanta gente andrà a coprire la realtà/realtà.

Mi chiedo a chi crederanno di più le sei donne della giuria popolare che dovranno emettere il verdetto finale insieme con due giudici togati.

Ma la notizia della fiction mi lascia basito per un altro motivo: da quanto si è appreso, gli uomini del comandante Garofano non avrebbero avuto ruolo così saliente nell'economia delle indagini di Erba, tant'è che nella conferenza stampa della Procura cittadina all'indomani della confessione, poi ritrattata, di Olindo Romano e Rosa Bazzi i vertici della Procura stessa non invitarono Garofano, ed evitarono accuratamente di ringraziarlo per l'operato svolto sulla scena del crimine. Per la cronaca, la famosa traccia di sangue trovata sull'auto di Olindo Romano e presumibilmente riferibile ad una delle vittime della strage fu analizzata dall'Istituto di medicina ematica di Pavia e non dai Ris.

Insomma, la nuova serie televisiva sarà pure avvincente, speriamo nessuno la scambi, nemmeno lontanamente, per qualcosa di simile alla realtà.

lunedì 14 gennaio 2008

MAQUALISONOLENOTIZIE 4


Mi chiedevo, insieme con il collega Paolo Moretti, quale sia il senso del nostro lavoro. Quali notizie sia utile raccogliere e quali, soprattutto, diffondere.

Nel rifletterci sopra mi sono, però, reso conto che una cosa è la nostra riflessione, fatalmente condizionata dall'esserci dentro, altro è ciò che davvero gli utenti, i nostri veri editori, intendono.
Allora lo chiedo a voi:

quali sono le notizie che apprezzate in un giornale o in un tg? (cronaca, politica, costume e società, economia, sport).

In che forma? (preferite la brevità o un pezzo articolato e approfondito).

Vi interessa conoscere i nomi delle persone coinvolte, se queste non sono particolarmente note? (Ad esempio, quello di un tizio che ha commesso un furto o una rapina in un tal posto).

Quali tipi di notizie sono buoni soltanto per riempire le pagine e le scalette?
Cosa manca sicuramente nei media tradizionali locali oggi?


Ogni risposta è, ovviamente, gradita.

domenica 13 gennaio 2008

LA GRANDE ABBUFFATA

Tra poco, il 29 gennaio, in Tribunale a Como prenderà il via il processo in Corte d'Assise nei confronti di Olindo Romano e Rosa Bazzi, ormai tristemente arcinoti per essere ritenuti (sono rei confessi salvo una recente ritrattazione) i carnefici della cosiddetta "strage di Erba".
A udienza ancora lontana c'è già una notizia: non solo la gente cerca da mesi il numerino per avere un posto in prima fila, anche i giornalisti dovranno accreditarsi per assistere al dibattimento. Ciò significa che il presidente del Tribunale già sa che il numero di rappresentanti di Tv e giornali sarà altissimo. Considerare il rischio di un processo mediatico è, dunque, tutt'altro che fuori luogo.
Ma quanto i due piani, quello mediatico, appunto, e quello giuridico saranno mantenuti distanti?
Non sarà semplice, a prescindere dalla pubblica accusa e dalla Corte, che, se confermata, dà ampie garanzie di tenuta. Non va, infatti, trascurato, che sei giudici popolari dovranno, insieme con due togati, emettere il verdetto finale. Insomma, la sensazione è che la cosiddetta opinione pubblica possa avere, nell'arco del processo, una qualche rilevanza. E quando si parla di opinione pubblica, ovviamente si parla dei media.
Si sprecheranno i servizi "musicati" di Studio Aperto, le puntate di Matrix e Porta a Porta, gli articoli e i commenti su quotidiani e settimanali, perchè in quell'aula, fino al giorno della sentenza, probabilmente verrà vomitato di tutto.
Personalmente, seguirò le udienze e ne farò puntuale resoconto sul blog.
Proverò a offrire il punto di vista del blogger, oltre che del giornalista. Con le logiche di orizzontalità della rete e con il contributo di chi vorrà partecipare alla discussione. Chissà che ne esca qualcosa di interessante, capace, possibilmente, di staccarsi dal minestrone mediatico che, fatalmente, sommergerà tutto e tutti.

giovedì 10 gennaio 2008

NO TITLE




Ciao Gino, la tua saggezza è rimasta in buone mani.

mercoledì 9 gennaio 2008

ITALIANS DO IT BETTER! WHAT???

Ci risiamo.
Dopo la sonora bocciatura globale del New York Times, che sul calare del 2007 aveva definito praticamente alla frutta il nostro Paese, ecco il marchio, forse ancor più rovente, dell’inglese Times.
Con tanto di quiz sulle donne d’Oltremanica, il quotidiano tra i più famosi del mondo tenta in ogni modo di smontare definitivamente la reputazione machistica che, ci sarà pure un motivo, ci portiamo appresso.
Le argomentazioni sono sempre le stesse e sempre, tutto sommato, oggettive.
Mammoni, sempre meno “bravi” a letto, vanesi e inconcludenti: è questo, in estrema sintesi, il quadro tracciato dal giornale londinese sulle pagine fiorite, guarda caso, dopo il recente ingaggio da parte della federazione calcistica inglese, di don Fabio Capello, divenuto, nel frattempo, Sir Fabio. Insomma, c’è puzza di frustrazione. Ma quella degli inglesi non è la sola, purtroppo.
Manco a dirlo, ai media locali non è sembrato vero poter incrociare immediatamente la spada con i colleghi anglosassoni, sguainando il sempreverde campanilismo, ormai unico sentimento ancora ben radicato nella razza italica e, soprattutto, molla efficacissima per far comprare in edicola qualche copia in più del giornale.
Ecco allora le superbe (non nell’accezione positiva del termine) reazioni delle principali testate nazionali, pronte a graffiare, se non a deridere, gli articoli, per la verità un tantino superficialotti, del Times.
Resta il fatto che, al di là delle schermaglie, quanto scritto dagli inglesi ha un certo riscontro nella realtà. Basta dare un’occhiata ai criteri utilizzati nel proprio test dal Times per capire che alcuni stereotipi tutti italiani trovano sconfortante conferma nella nostra vita quotidiana.
Ecco il test:

Il test del Times per le lettrici inglesi
Se volete testare l'«italianità» del vostro uomo, rispondete alle seguenti domande:


1. Dopo pranzo, lui beve: a) Cappuccino (1 punto)b) Camomilla (2 punti)c) Espresso macchiato (3 punti)




2. Quando guida in autostrada, lui: a) Viaggia nel mezzo della strada, andando di tanto in tanto sulla corsia di sorpasso, senza avvisare (2 punti)b) Va solo nella corsia lenta e resta lì (1 punto)c) Fa zig-zag con maestria in mezzo al traffico, guidando il più possibile vicino alle altre macchine e facendo i fari a chiunque fino a quando non si leva di torno (3 punti)




3. A che età è uscito di casa? a) 18 (1 punto)b) 28 (ma solo dopo che sua madre ha smesso di lavargli la biancheria) – (2 punti)c) Che fretta c’è? (3 punti)




4. Lui considera il suo scooter: a) Un mezzo giovane ma molto divertente per i fine settimana (2 punti)b) Un mezzo economico e utile per combattere il traffico di Londra e aggirare la «congestion charge» (1 punto)c) La prova della sua mascolinità, soprattutto quando «sgasa» ai semafori (3 punti)




5. Quante «man bag» (borse a tracolla) possiede? a) Una (2 punti)b) Nessuna (1 punto)c) 17 (solo per la collezione autunno/inverno) – (3 punti)




6. Come porta il maglione? a) Sopra la camicia (1 punto)b) Legato attorno alla vita (2 punti)c) Messo con disinvoltura sopra le spalle (3 punti)




7. Quanti oggetti di cashmere possiede? a) Pochi, la maggior parte regalati da voi (2 punti)b) 325 (senza contare i calzini) – (3 punti)c) Uno, mangiato dalle tarme (1 punto)




8. Che genere di mutande indossa? a) Boxer sgualciti (1 punto)b) Bianche, molto strette,


comprate e amorevolmente stirate da sua madre (3 punti)c) Solo firmate (2 punti)




9. Indossa la canottiera? a) Solo in pieno inverno (1 punto)b) Tutto l’anno, compreso agosto (3 punti)c) Non appena la temperatura scende sotto i 10° (2 punti)




10. Quando scia, lui: a) Si lancia giù come un pazzo, comportandosi come un ragazzino (2 punti)b) Sci uniti e posizione a uovo per far vedere a tutti la sua abilità (3 punti)3) Si iscrive alla scuola di sci e scia con i bambini di 6 anni (1 punto)




11. In spiaggia indossa: a) Calzoncini da surfista (2 punti)b) Costume Speedos nero e aderente (3 punti)c) Vecchi pantaloncini (1 punto)




12. Nei fine settimana, vi aiuta con i ragazzi: a) Portandoli alla madre (o, peggio, alla sorella zitella) – (2 punti)b) Portandoli in pizzeria mentre voi vi coccolate con un massaggio (1 punto) c) Ricordandosi di un pressante impegno lavorativo che può avere luogo solo in uno stadio e che lo terrà fuori di casa per almeno 4 ore. Ciao… (3 punti)




RISULTATI.


Fino a 15 punti: Il vostro uomo non è molto italiano. Forse più svedese. Ma che importa? Non farà i milioni dei calciatori viziati, ma almeno sa cambiare un pannolino.




Da 15 a 20 punti: Il vostro uomo è decisamente «al dente», ma nella maniera giusta. È elegante, pieno di vita, leale, magari un tantino eccitabile, ma queste sono tutte le belle qualità degli italiani. Forse è un po' troppo legato alla mamma, ma non c’è niente di sbagliato in questo. Stai solo attenta che non cominci a esagerare.




Più di 20 punti: Avete fra le mani un autentico «mammone» e non c’è molto che possiate fare mentre la sua adorata mammina è ancora in vita. L’unica cosa, è averla dalla vostra parte, quindi datele suggerimenti per la depilazione e dividete con lei le ricette (ricordate: la sua è sempre la migliore). Insomma, parafrasando un antico proverbio, tenetevi vicini gli amici e ancora più vicino le suocere.

Direi che, tutto sommato, ci siamo.
Caffè espresso, scooter (o moto) vissuto come il proprio membro, mutande bianche aderenti, stadio o, comunque, impegno fuori casa, canottiera e borsa a tracollo (non esiste calciatore che non la porti): sono tutti, o quasi, elementi che, siamo onesti, fanno parte sacrosanta della nostra vita.
Qualche contestazione, però, debbo farla.


Sui vecchi pantaloncini in spiaggia, ad esempio. E a meno che stiamo parlando soltanto di ultrasessantenni, non mi pare che gli italiani siano così demodé. Al contrario.


Stesso discorso vale per lo sci. Per non parlare del maglioncino di cashmere, che, a detta degli inglesi, sarebbe sempre sulle nostre spalle. Vestiamo mica tutti come Berlusconi, diamine.


Oh, magari sto sbagliando tutto. Voi che ne pensate?

martedì 8 gennaio 2008

POESIA SU DUE RUOTE

E già che ci sono con You Tube...

Trinità e Wildcat Hendricks (schiaffoni come se piovesse)

In questo inizio anno un filino tribolato, un post che ancora sa commuovermi e che sicuramente non piace soltanto a me.