lunedì 25 febbraio 2008

ESAME DI GIORNALISMO

Commissione: - Candidato, ci dica cos'è un "Dubini".
Candidato: - Il "Dubini" è una particolare forma di commento che riassume in estrema sintesi e con gergo particolarmente scurrile un tema di estrema complessità. A volte è scritto in corsivo, ma spesso è verbale.
Commissione: - Bene, ci faccia un esempio.
Candidato: - L'esempio potetete mettervelo su per il c....
Commissione: Complimenti, esame passato! A pieni voti.

sabato 23 febbraio 2008

LA CICOGNA DEL MORO

E' appena arrivato in libreria, dunque non l'ho ancora letto. Ma, chi ha dato un'occhiata al suo blog sa bene di che razza di penna parlo. Quindi, il consiglio non è soltanto spassionato, ma anche appassionato e consapevole: comprate il nuovo libro di Paolo Moretti! Di ottimi motivi per farlo ce ne sono parecchi.
Vi do qualche giorno, poi ne riparliamo qui.



mercoledì 20 febbraio 2008

NON CI POSSO CREDERE!!!

Il fratello (nella foto è quello a sinistra, quello a destra sono io) mi ha salvato. Ed ecco il risultato: un template che sembra quasi serio!!!
A dire il vero, mi ha anche spiegato un sacco di cose sull'html, che ho fatto finta di capire, ma che non ho minimamente inteso. Ma quel che conta è il risultato.

Colgo l'occasione per ringraziare tutti per la disponibilità al supporto.

martedì 19 febbraio 2008

M'E' CAPITATA BELLA

Ho fatto un'enorme troiata con il template.
Ora mi ritrovo un blog a mezzo servizio: quando entro in "personalizza" non mi consente di cambiare il modello e aggiungere elementi alla pagina.
E così, ciao blogroll e tutti i vari widgets. In pratica posso solo postare.
Se qualcuno sa darmi una mano. Sono un blogger sfigato e disperato.
(Nella foto il Miglia nel momento esatto in cui compie la troiata)

domenica 10 febbraio 2008

PAESE CHE VAI (epilogo SotN)

Sono piccole cose, ma rendono l'idea.
Sono stato a Udine poco più di una giornata. Nelle ore libere, io e mio fratello abbiamo avuto modo di fare un paio di giretti, non molto. Ma dalla città friulana sono tornato con la convizione, forse sbagliata, forse troppo ottimistica, che, rispetto a Como, lì esista un grado di civiltà, o meglio, di "civicità" (so che non è italiano) molto più alto.
Penso al numero (basso) di automobili che ho visto, a quello (alto) di piste ciclabili in pieno centro, alla perfetta pulizia delle strade e ai bellissimi stalli rosa riservati alle donne dell'autosilo interrato in cui parcheggiavamo la nostra auto per tutto il giorno, senza dover accendere un mutuo prima di passare alla cassa.

sabato 9 febbraio 2008

BLOG vs GIORNALI

Sulla scia della provocazione lanciata da Gaspar, ecco gli interventi di Formento, De Biase e Tedeschini che si confrontano sul tema generale del rapporto tra Internet e giornalismo.

Marco Formento introduce:

Iniziamo con prendere atto delle dimensioni dei fenomeni che stiamo raffrontando. Se io ho un piccolo quotidiano che vende 50mila copie ho un giro d’affari di circa 40milioni di euro e pago complessivamente circa 200 persone.
Se ho un blog, oppure un sito e faccio 50mila visite su Internet, non vi pago nemmeno la cena.
In una democrazia di massa il “grande pubblico” non solo esiste, ma non può essere messo da parte. Credo che esisterà ancora per molto. Anche nel mondo dell’informazione va lasciato spazio a un pubblico meno attivo. Bisogna essere in grado di mettersi su vari livelli di informazione.
Per questo,i produttori di notizie devono farlo a tempo pieno, e devono essere pagati.

Luca De Biase
Così come il “pubblico attivo” ci chiede con i blog di togliere, o quantomeno erodere il potere assoluto dei vecchi media tradizionali, voglio anche dire una cosa che può sembrare banale, ma non lo è: anche i giornali sono fatti di persone. Molte di queste sono ottime persone. Ciò significa che non esiste un mondo dell’informazione “buono” (quello dei blog), contro uno cattivo (dei giornali).
Il modello di business è uno degli elementi e dei motori più importanti dell’informazione. Non è il peccato originale.
Il problema è quando il modello di business diventa il fine assoluto dell’informazione.
Ma non si può dire che tutta l’informazione con un modello di business non sia credibile (l’ormai famoso paradigma torrieriano).
Se così fosse, allora resterebbe la mera informazione di mutuo soccorso, gratuita, disinteressata e spontanea.
Esistono svariate piattaforme tutte utilizzabili dalle persone per cui il punto di arrivo è la condivisione dell’informazione.
La piattaforma produttive dei giornalisti professionali è diversa da quella dei blog.
Non pensiamo che quella dei blog sia scevra da possibili condizionamenti.
Anche chi fa il blog può essere “etero-diretto”. L’esempio del blog antisemita su tutti i giornali di oggi dimostra che non è detto che qui ci sia informazione indipendente e corretta per forza.
La proposta è che si ipotizzi una ridefinizione delle relazione tra pubblico e giornali, dal presupposto che anche nei giornali lavorano persone.
Un’alleanza strategica tra i produttori di notizie e il pubblico, contro il mondo dell’informazione strumentalizzata dal modello di business, potrebbe accrescere la qualità dell’informazione.

Stefano Vita
Il lettore, però, dovrebbe avere un ruolo più critico nei confronti della cosiddetta stampa organizzata.
Poi c’è la questione della responsabilità dei media privati che godono dei finanziamenti pubblici. I media che li hanno, hanno anche doveri diversi rispetto all’utenza. La responsabilità si allarga alla dimensione pubblica dei loro finanziamenti.

Mario Tedeschini
Siamo sicuri che il popolo dei blog impronti davvero ogni sua azione al rispetto?
A parte quello di oggi, abbiamo migliaia di esempi nella rete in cui vi è tutto tranne che il rispetto.

Marco Formento
Il problema è generale: abbiamo un contenitore sociale impoverito. Mi sembra davvero difficile, per questo, trovare le risorse per il mutuo soccorso

Luca De Biase
I blogger pongono limiti importanti alla pretesa dei media tradizionali di essere monopolisti dell’informazione.
Il pubblico attivo però deve avere ben presente i concetti di consapevolezza e responsabilità.
L’obiettivo è il mutuo soccorso, anche se spesso all’interno della blogosfera si perde di vista questo obiettivo. Gli avversari non sono gli altri blogger, ma è soltanto il monopolio dell’informazione.

IL LARIOTALEBANO GASPAR TORRIERO (SotN)

Una scudisciata dell'ottimo Gaspar Torriero (autodefinitosi “talebano dei media") ha introdotto la sessione poi sviluppata da Mario Tedeschini, Luca De Biase e Marco Formento su: “I giornali non sono la loro carta. Idee per sopravvivere al 2013”.
E devo dire che il "lariotalebano" ha davvero messo il sale sulla discussione, inclinandola al punto giusto perché questa potesse risultare poi interessante. Vediamo, in sintesi, gli spunti messi sul tappeto da Gaspar.

Su Internet.
Solo dieci anni fa Internet era una cosa per le sole aziende. Erano loro a fare il loro gioco sulla rete, noi, al massimo, potevamo guardare. La svolta, per me, è stata l’11 settembre 2001.
Quando ci fu l’attacco alle Torri Gemelle i giornali dell’11 settembre che avevo sul tavolo erano diventati, in pochi minuti, preistorici. Mi rivolsi a Internet, ma i grandi siti internazionali non funzionavano. L’unica cosa che funzionava in quel momento erano alcuni blog di gente che stava vedendo con i propri occhi quanto stesse accadendo. Lì si è capito veramente quale sia l’importanza della rete, perché lo scambio è stato massimo. Lì divenne di massima rilevanza il fatto, nuovo, di parlare con la propria voce. Nella rete, le informazioni viaggiavano grazie a messaggi spontanei, non filtrati, non autorizzati. Fino a quel momento avevo sentito solo voci “autorizzate”, quelle dei media tradizionali, che di colpo sono sembrate totalmente false, vuote, inascoltabili.
Due mesi dopo ho aperto il mio blog.
La novità principale è stato incontrare una nuova forma di rispetto.
Uno stare tutti su un livello orizzontale, con il ruolo di scrittore e di visitatore che si possono
scambiare. Oggi, le pagine internet fatte dalle persone hanno superato quelle fatte dalle aziende.

C’è un nuovo paradigma: Internet è il più importante mezzo di comunicazione “personale”.


Però ci sono cose che ancora non vanno.
La maggior parte degli utenti non ha un indirizzo IP fisso, non ha una banda larga simmetrica, non ha velocità sufficiente in uscita. Internet, in quanto tecnologia, è ancora internet fatto per le aziende e non abbastanza per le persone.
Oggi io sono ancora “cliente” di internet, non sono ancora gestore vero.

Sull’informazione.
La maggior parte delle notizie è prodotta con “sistemi di produzione” di massa.
La massa acquisice le notizie dai media, ma non c’è un rapporto paritario tra il media e l’utente. L’utente, in realtà, è merce di scambio tra il media e la pubblicità che lo tiene in vita economicamente.
La conseguenza logica di questo meccanismo potrebbe essere la free press.
Oppure i blog.
Con i blog non c’è più gerarchia, non ci sono più fonti privilegiate, non c’è più il grande pubblico. C’è il caos, ma un caos assolutamente buono.
Naturalmente, per regolare il caos sorge la questione della credibilità.
Ad esempio: Andrea Beggi è un bravo blogger ed è, secondo me, più credibile del Corriere della Sera. Per un fatto semplice: non mi deve vendere nulla. Ed è più autorevole, perché di solito sa direttamente ciò di cui parla.
Allora? Non si può andare avanti così.
Ma c’è un problema, la pubblicità su internet non funziona. Non basta. I blog fatti a livello hobbistico sono destinati a morire.
Occorre trovare un modello di business capace di mantenere in vita i blog, portatori di verità, competenza e gratuità di ciò che ti offrono.

Interviene Luca De Biase
La pubblicità non può essere esclusa quale forma di entrata per Internet. Ma presto la pubblicità dovrà arrestare la sua crescita (ora nell’ordine del 30-40% annuo) anche su Internet.
Non è quella la strada del lungo termine. Prima o poi bisognerà capire se sarà il caso di continuare a pagare i professionisti dei giornali, o se sarà possibile possa farne a meno.

Replica Gaspar
La funzione di filtro del giornalista non esiste più. Oggi ognuno filtra per sé. Ci sono tutti gli strumenti per farlo sulla rete. Puoi essere il miglior giornalista del mondo, ma se sei il tuo filtro è buono per il grande pubblico, non puoi essere il mio miglior filtro personale.
I grandi quotidiani hanno rinunciato a cercare le notizie. Le vere inchieste sono sempre più rare. Per questo chi ancora le fa ha sicuro successo. Non c’è più il giornalista che tocca con mano ciò che deve raccontare. Ma non può farlo sempre il blogger, perché il blogger spesso fa altro nella vita.

venerdì 8 febbraio 2008

STATE OF THE NET, LUCA DE BIASE

Luca De Biase è partito dalla sua "Economia della felicità" e ha dato, come al solito, un contributo pregnante. Ecco una sintesi estrema dei concetti espressi nello SotN.
"Nella mia visione del futuro parto dalla presa d’atto del presente. La questione focale è la consapevolezza di quanto sta accadendo. Se si continua a parlare di “declino” è perché abbiamo bisogno di un nuovo generatore di senso. Se non capiamo ciò, possiamo soltanto pensare che siamo in declino. Invece sarebbe una cosa buona capire che non possiamo andare avanti a consumare il pianeta fino a esaurimento scorte. I migliori analisti mondiali, siano essi economisti, sociologi, scienziati, politici o informatici, ci stanno ripetendo sempre più spesso lo stesso messaggio, che non è uno slogan. Va preso sul serio. L’era del consumismo sfrenato e senza orizzonte è finita. Io dico, per fortuna. Stiamo vivendo una trasformazione estremamente positiva, basta averne consapevolezza. Ad esempio, il fatto che la Cina e l’India stiano prendendo quote di mercato erodendole alle nostre, non può essere visto come declino, ma, al contrario, la crescita di una parte importante del pianeta deve essere vista come un bene che può coinvolgere anche noi. Se ci rendiamo conto che la conoscenza può essere condivisa e che i parametri della presunta ricchezza non debbono più essere meramente monetari, possiamo capire che il nostro paese ha di fronte immense opportunità. Con la rete le dinamiche di condivisione posso essere davvero riviste e messe in pratica".

STATE OF THE NET, ENZO RULLANI

Provo a fare ordine e a riportare i tratti salienti dell’intervento del professor Enzo Rullani, ordinario di Strategie d'impresa e di Economia e gestione della conoscenza dell'Università di Studi Ca' Foscari di Venezia, questa mattina sul palco dello SotN insieme con Luca De Biase.
Enzo Rullani ha voluto focalizzare la dicotomia della Rete, quale unico luogo in cui possono convivere tecnica, e dunque, riproducibilità, e unicità dell’intelligenza.
Il principio della riproducibilità della conoscenza è già presente nell’ecologia.
La rete è un sistema ecologico, che deve contenere la riproducibilità, ma anche l’unicità.
Se volessimo definire l’era in cui si colloca la rete con tecnologia WEB 2.0, potremmo parlare di “modernità riflessiva”.
La rete è in grado di garantire un’ecologia che promette di liberare i soggetti dalla schiavitù dei mezzi (in questo caso dalla tecnica). Se gli individui capiscono il loro grado di autonomia dalla tecnica, sono liberi di cerare come mai è avvenuto nella storia fino a questo momento.
La prima modernità, quella post rivoluzione industriale, ha sciolto i legami precedenti, facendone uscire la dimensione individuale, che prima non esisteva.
Perché serve l’individuo e quindi l’ecologia del sistema di cui fa parte? Perché l’individuo è portatore della cosiddetta intelligenza fluida: una risorsa che la tecnica non ha e, probabilmente, non avrà mai.
L’intelligenza fluida è la capacità di inquadrare e affrontare un problema che è unico all’interno di categorie generali.
Nella sua ricerca di felicità l’individuo ha il coraggio di lanciarsi a fare cose impossibili, usando la sua intelligenza fluida per innovare, per inventare qualcosa di nuovo.
Il vero problema è rendere collettiva l’innovazione individuale.
La piccola impresa innovativa, ad esempio, spesso innova. Lo fa tutti i giorni, ma non sempre è in grado poi di condividere ciò che inventa. In questo modo si creano ricavi economici, ma non si favorisce la crescita.
Esistono molti sistemi per far sì che ciò, invece, possa accadere:
Uno è dato dalla cosiddetta produzione modulare. “Modularizzare” le idee sarebbe uno strumento ottimo per la crescita.
Esistono chiari esempi di comunità “E-sistemiche”, fondate sulla condivisione delle idee: si pensi a “Slow- Food”, una comunità che costituisce una condivisione di idee modulari e un ottimo modello di business.
L’intelligenza fluida nasce grazie all’iniziativa dei singoli, ma deve essere messa a disposizione di una comunità per far sì che produca crescita diffusa.
Internet è un ottimo mezzo, probabilmente il migliore, per far sì che ciò avvenga.
Ma è importante usare la rete come meccanismo comunicativo e non come mero mercato.
La rete ci permette di utilizzare un meccanismo comunicativo più ricco del semplice mercato.
Le persone nella rete debbono dialogare tra loro, confrontarsi, al di là del semplice meccanismo del prezzo.

STATE OF THE NET, RIECCO IL SENSO

Enzo Rullani: “Non perdete tempo nel cercare il “senso” della rete. È inutile chiedersi se esista un senso. Stare nella rete significa “viaggiare” nella conoscenza. Il viaggio non è il mezzo, ma il fine stesso. Il viaggio è il senso della rete”.

STATE OF THE NET, SEMAFORO VERDE

UDINE - Con italianissimo ritardo, è iniziato, all'interno di una comodissima sala cinematografica, lo States of the Net.
Per ora vi butto là le prime parole chiave della sessione di questa mattina:
  • Innovazione (siamo a Udine, città dell'innovazione)
  • Conversazione (perchè in Internet c'è sempre qualcuno molto più bravo di te. E qualsiasi cosa tu abbia postato sul tuo blog, ci sarà sempre il commento di qualcuno che ti spiega meglio ciò che tu hai appena scritto)
  • Disordine (grazie a dio nella Rete c'è un gran dosordine. Disordine creativo)
A dopo.