venerdì 30 maggio 2008

ED E' DI NUOVO MAGIA


Grazie a Francesco, marito di mia sorella, domenica, con tappa intermedia a Bologna, sarò al Mugello.

Per chi è appassionato di moto, basta la parola.

Ma anche a chi è certo di non aver nulla a che fare con motori e piloti va il mio consiglio: una volta, nella vita, fatevi un salto al Mugello a vedere una gara di MotoGp.

Credetemi, vi resterà dentro.

giovedì 29 maggio 2008

QUALITA' A PERDERE


Ieri sera, grazie a Vanessa, mi sono trovato per la prima volta al cospetto dei Sulutumana: un gruppo folk comasco di cui conoscevo l’esistenza, ma che avevo sempre accuratamente evitato, tradito da un pregiudizio stupido che aveva dipinto in me una loro immagine completamente sbagliata.
Per me i Sultumana erano sempre stati una sorta di emuli di Van De Sfroos in salsa canzese (da Canzo, il piccolo paese d’origine del gruppo).
Qualcosa, per usare le parole dello scrittore Andrea Vitali, loro sodale da qualche anno, dal sapore di “casseula e di polenta”, di “galina fregia” e di dialetto a tutti costi.
Nulla di tutto ciò.
Ora sto ascoltando il loro ultimo album: “Arimo”: parole e musiche di rari intensità e fascino.
Mi chiedo: com’è che se accendo la radio mi tocca sentire venti volte al giorno Fabri Fibra (che a me piace parecchio, tra l’altro) e dei Sulutumana nemmeno l’ombra? Mai.
“È il marketing, bellezza. Non puoi farci niente”.
Questa è la risposta che loro stessi mi hanno dato ieri sera.

QUANDO I TG NON SERVONO A NULLA


Ieri sera, Studio Aperto, Italia Uno, il giorno prima della sentenza, servizio su don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio, ora a Colico, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del paese del lago.
“Guardate com’è bravo don Mauro”, dice in sostanza il servizio di Studio Aperto.

Oggi, il collegio del Tribunale di Como presieduto da Alessandro Bianchi, giudici a latere Braggion e Storaci, emette il verdetto:

condanna a 8 anni di carcere e 140mila euro di provvisionale quale risarcimento del danno.

Esattamente quanto chiesto al termine di una formidabile requisitoria dal piemme, Maria Vittoria Isella.

mercoledì 28 maggio 2008

GIORNALISTI FICCANASO


Dal secondo Dopoguerra ad oggi il ruolo dei media nelle vicende legate ai sequestri di persona è cresciuto esponenzialmente.

È cresciuto sia il loro ruolo passivo: di cronaca, di racconto (un racconto che è andato via via modificandosi, avvicinandosi sempre più alla fiction), sia il ruolo attivo, con giornali, Internet, ma, soprattutto le televisioni nella veste di veri e propri mediatori tra le Forze dell’ordine, le istituzioni e i terroristi o i sequestratori.

I sequestratori hanno sempre più spesso e sempre più pesantemente utilizzato giornali e tv quali strumenti stessi del sequestro.

Il motivo è semplice: gli obiettivi del sequestro non sono soltanto l’eventuale riscatto in denaro o lo scambio di prigionieri, ma anche la diffusione di un sentimento di insicurezza, se non di vero e proprio terrore. I media, evidentemente, sono i migliori strumenti per questa diffusione.

Ecco perché siamo arrivati ai casi eclatanti e più terrificanti delle decapitazioni di ostaggi riprese con telecamere amatoriali e inviate alle redazioni dei tg che, in alcuni casi, le hanno mandate in onda.

Il ruolo dei media, dicevamo, è cambiato anche rispetto alla cronaca dei sequestri.
Da modalità relativamente sobrie siamo giunti a presenze sempre più invasive e attive da parte dei giornalisti sulle scene dei sequestri. Gli esempi di questa crescente presenza si sprecano, basti pensare a certe azioni dei reparti speciali riprese in diretta tv, o alle pagine angoscianti che i quotidiani hanno dedicato al tragico sequestro del piccolo Tommy, nel Parmense, in cui la vita dei suoi genitori è stata letteralmente rovesciata in mondovisione come un calzino.

Si pone, è chiaro, un problema deontologico per i giornalisti, ma anche per le istituzioni che trattano queste vicende.
La ricerca, insomma, di un equilibrio tra il diritto e dovere di cronaca e la riservatezza delle indagini, senza dimenticare il rispetto per il dolore dei familiari del rapito, non è cosa semplice.

Proviamo a sintetizzare possibili vantaggi e svantaggi derivanti dalla presenza massiccia dei media all’interno delle dinamiche di un sequestro.


Vantaggi.

  1. La pubblica opinione dispone di un resoconto puntuale di quanto accade e non accade.
    Eventuali testimoni di fatti o circostanze possono, in seguito alla conoscenza di alcune notizie, essere utili alle indagini.
  2. La sensazione di insicurezza diffusa può essere attenuata dalla percezione di conoscenza dei fatti.
  3. La conoscenza dei fatti aiuta il cittadino ad avere una cognizione più profonda del mondo che lo circonda, a partire da quello più vicino.
  4. Una sorta di coscienza civica migliore può scaturire da fatti drammatici messi a conoscenza di tutti.
  5. L’attività di inchiesta giornalistica può, in alcuni casi, coadiuvare o aiutare in qualche modo le indagini delle Forze dell’ordine.


    Svantaggi.
  1. La pubblica opinione non capisce, per sommarietà dell’informazione, esattamente il problema contingente e tende a farsi idee sbagliate.
  2. Casi di mitomania possono essere generati dalla forte presenza dell’evento sequestro sui media.
  3. La sensazione di insicurezza può aumentare a causa della sovraesposizione dell’evento e causare fenomeni di panico.
  4. La cognizione del cittadino può risultare fuorviata ed eccessivamente allarmata. La coscienza civica si può deteriorare fino a trascendere in sentimenti omofobi o razzisti.
  5. L’attività di inchiesta giornalistica, ma anche di mera documentazione rischia di intralciare le indagini giudiziarie.
  6. Infine, ma non meno importante, la vetrina offerta dai media ai sequestratori è utile in quanto tale proprio ai sequestratori.

Una ricetta perfetta per equilibrare vantaggi e svantaggi non c’è.
C’è chi, però, si è interrogato all’interno della categoria giornalistica, arrivando a definire veri e propri codici deontologici a cui riferirsi in casi di crisi acute: sequestri, calamità, emergenze di criminalità.

L’utilizzo di toni sempre più sobri, di tecniche sempre meno invasive, una collaborazione più stretta e trasparente con le istituzioni, il rispetto in primis per le famiglie coinvolte negli eventi, estrema discrezione nei movimenti e nella presenza di giornalisti e telecamere: queste sono alcune delle indicazioni che la categoria sta cercando faticosamente di darsi.

Due esempi fulgidi in tal senso sono l'inglese BBC e l’americana PBS (Public Broadcasting Service).

La BBC ha realizzato un vero e proprio codice con una serie di linee guida contenute nell’Editorial Guidelines. Si tratta di 225 pagine, ormai famose con il nome di Bibbia della BBC che vengono consegnate, pensate, non solo ai giornalisti dipendenti, ma anche ad ogni collaboratore della rete televisiva.

La PBS, analogamente, dagli anni '70 ad oggi, aggiorna costantemente le proprie Edotorial standards and policies. Anche qui siamo di fronte a una serie di regole deontologiche invalicabili per chi collabora con quel network. Tra queste vi è anche la voce “Unacceptable Production Practice” che prevede, in presenza di eventi di crisi, quale può essere ad esempio un sequestro di persona, nel caso si delineasse una situazione in cui le telecamere possano in qualche modo influire sullo stato delle cose, il ritiro immediato delle troupe.

Evenienza che, potrete immaginarlo, in Italia è ben lontana anche dall’essere soltanto ipotizzata.

domenica 25 maggio 2008

TWITTO ERGO SUM

Gaspar e Andrea impegnati a twittare.

Peccato non aver avuto, ieri al Microcamp, la connessione wireless: sarebbe stato più utile di mille ragionamenti astratti vedere, una volta sintonizzati tutti su Twitter, cosa sarebbe potuto uscire da quel consesso.
A parte questo dettaglio, non del tutto irrilevante, l’organizzazione complessiva è stata davvero buona, compresi i fantastici tramezzini messi a disposizione a metà giornata. E anche i mille ragionamenti hanno avuto il loro perché.
Le cifre, intanto.
Secondo una stima fatta da Sean Carlos, gli utenti di Twitter in Italia non sarebbero più di sei/settemila. Al massimo, 10mila. Insomma, il trend della piattaforma sarà pure in crescita, ma stiamo parlando, ancora, di pochi amici in contatto tra loro.
Di queste migliaia di persone, la maggior parte parla a sé stessa. Lo fa come una volta si faceva con i diari, in cerca, oggi, di un riscontro esterno, secondo la vecchia dinamica: “sono considerato, dunque esisto”. L’idea di “messa in comune della conoscenza” è ancora lontana. Poco male. L’uso professionale e di mero mezzo di cronaca non solo è minimo, ma, secondo me, non avrà, se escludiamo eventi particolari e rari, grande sviluppo. L’ha spiegato bene Luca Mascaro: il modello di business è tutt’ora oscuro. Se e quando all’utente verrà chiesto di pagare per twittare, magari pochi euro, si preferirà tornare tutti ai cari, vecchi messenger.
Morale della favola: secondo me, soprattutto Twitter, ma con esso anche gli altri vari social network più o meno istantanei, hanno la funzione primaria di raccoglitori di scorie, o meglio di trucioli. Proprio come ha teorizzato Palmasco, all’indomani del Foogacamp, in questo sapido post.

Elena e Lyonora twittano con Gaspar e Andrea



giovedì 22 maggio 2008

UNA LUNGA SEMINA


È una sfida, e come tutte le sfide affascina e intimorisce.
L’avvio di nuova fase che arriva a tagliare, si spera, più o meno in due la vita del mio collega e amico Giorgio che, dopo quasi nove anni da caporedattore di Espansione Tv, diverrà responsabile della Cronaca di Como al quotidiano “La Provincia”.
Da una corazzata mediatica all’altra: la concorrente di sempre.
Un salto molto lungo, da tutti i punti di vista.
Ma, per chi non lo sapesse, perché l’ha sempre visto a mezzo busto, Giorgio ha le leve lunghe.
E per questo salto la sua rincorsa è stata buona.
Ce la farà.
Noi siamo lì, in tribuna, a battere le mani.

domenica 18 maggio 2008

Mai Dire GF 8 | Strano ma falso (puntata 9)

Nel post precedente mi ponevo una domanda.
Ho avuto la risposta...

giovedì 15 maggio 2008

LA MILANO BENE




Premessa: anch’io sono iscritto a Facebook, lo trovo uno strumento dall’enorme potenzialità.
Gironzolando sul sito scopro, di giorno in giorno, un mondo fatto delle mille sfaccettature del “bisogno socializzare”.
Facebook è un contenitore vago e indefinito in cui mettere, anzi, esporre qualcosa: pensieri, foto, esperienze, gusti, opinioni, slogan, gioie e dolori.

Ultimamente ho focalizzato la mia attenzione sui gruppi: sorte di “miniblog” a cui aderisce chi ritiene di avere affinità particolari con altre persone.
Tra questi, uno mi ha colpito, sia per il nome in sé, sia per la descrizione della sua, chiamiamola così, vocazione.
Eccolo:

LA MILANO BENE










Descrizione: I created this group only to gather all the right people of Milan, the lovers of this glam city! A "group" of the Milanese community that allows to meet new people and to participate to the future encounters that we'll organize for the membres. The invitations are going to be limited and nominal and will be spread, to the people that are part of the group, based on quality.


Al di là del nome, che definire grottesco è un simpatico eufemismo, mi sono chiesto: cosa significherà essere una “right people”?
E, a quali criteri dovrà rispondere un affiliato per essere entrato nel gruppo (limited) in “based on quality”?

Ma, soprattutto: chi vi fa parte, ci crede davvero?

P.S. Lu’, non puoi non iscriverti ora che lo sai! Fa niente se non sei di Milano.

martedì 13 maggio 2008

LA REGOLA DEL CAPO



Un "capo" è tanto valido sul posto di lavoro, quanto è poco frustrato nella vita.
Questa semplice regoletta, frutto dell'esperienza di un gran numero di persone, trova unanime consenso tra amici e colleghi che lavorano alle dipendenze di qualcuno.
Applicando la formula a Luca Mascaro e SketchIn, la sua giovane azienda, capirete perchè in questo post non stessi farneticando.
Nelle scorse settimane Luca ha pubblicato questo video di presentazione del suo gioiellino: Dixero.
Alla pubblicazione del video sono seguiti commenti, tra cui due, rigorosamente anonimi, tesi a demolire il lavoro di Luca e del suo team.

Bene, vi consiglio di valutare le risposte date da Luca ai commenti: dalla pacatezza del tono usato, ai contenuti delle repliche.

Luca Mascaro non è un frustrato: ecco perchè dicevo che a lavorare in un posto come SketchIn io andrei di corsa.

P.S. tranquillo Luca, sono etero.

Nella foto in alto (by Lyonora) Luca Mascaro inseguito dai suoi dipendenti nel giorno di paga.

lunedì 12 maggio 2008

PARI OPPORTUNITA'


Il ministro Mara Carfagna ha già disteso sul tavolo il suo intero programma per la prossima legislatura: più soldi alle donne.
Aggiungo: serviranno forse a comprare il giornale?
In tema di pari opportunità, fossi il ministro inizierei a lavorare su un dato: la percentuale di penetrazione dei quotidiani tra la popolazione femminile.
Soltanto poco più di una donna su tre legge un quotidiano, contro il 54,8% degli uomini.

Di seguito, un estratto del "Rapporto sulla stampa in Italia 2005-2007", presentato dalla Fieg nei giorni scorsi.

La popolazione femminile, pur essendo più numerosa, ha livelli di lettura ancora insoddisfacenti. Nel 2007, la percentuale di penetrazione dei quotidiani fra le donne è stata del 34,1%, mentre tra gli uomini ha raggiunto il 54,8%. Vi è stato un notevole incremento rispetto al 2001 (+15,7%), ma ancora relativo se si pensa che su 25,9 milioni di donne soltanto 9 milioni sono lettrici di quotidiani in un giorno medio della settimana.
Considerazioni opposte però valgono per i periodici, dove le lettrici sono largamente prevalenti.

domenica 11 maggio 2008

LA PROVINCIA IN MINIGONNA

Il nuovo formato de "La Provincia" mi piace.
Per usare le parole di una collega, dopo una prima impressione condizionata dalla grafica "simil free-press", a una lettura meno istintiva segue un retrogusto gradevole.
Sarà, come per ogni cambiamento radicale, questione di abitudine.
Però, da perfetto signor nessuno, cambierei da subito qualcosina.
Tipo quell'arancione violento in cui vengono boxate le brevi: molto meglio il grigio azzurro utilizzato, sempre per le brevi, ad esempio nella pagina del Lago. Il motivo è semplice: con tanto colore anche nelle pubblicità, il rischio "pagina di carnevale" è concreto.
Non mi piacciono anche le testate che indicano i settori. Sono, malgrado l'arancione sempre eccessivo, poco riconoscibili.

Oh, sia chiaro: è questione di gusto personale. Il mio oggi è così.

venerdì 9 maggio 2008

GIORNALISMO E FUSO ORARIO

Mi ero svegliato convinto di andare ad arricchire il mio neonato filone culturale (ma lo farò, ministro Carfagna non disperi), poi, invece, imbattendomi in questo post di Alessandro Gilioli mi sono dovuto fermare un attimo.
Come dice il giornalista dell’Espresso, forse 11 ore d’aereo sono troppe perché la notizia del uragano che ha sconvolto la Birmania possa avere il giusto risalto.
In effetti, quando Katrina devastò New Orleans, si parlava soltanto di 7/8 ore di volo dall’Italia.
Infatti, se ne scrisse in quantità industriale prima, durante e dopo il suo drammatico avvento.
Grillo dice che i giornalisti sono tutti asserviti al potere politico ed economico.
Sbaglia.
L’agenda delle notizie, spesso, è solo una questione di fuso orario.

sabato 3 maggio 2008

IL MAESTRO E L'ALLIEVO


"Ricky! Tocca a te. Ricky! Mi senti? Ragazzo! Devi andare in pista!"
( Tino Ballabio, patron del Team Fox (tim foss), incoraggia il suo pilota della R6 Cup, Riccardo Fusco)

NAPOLI, UNO SCANDALO SENZA FINE


Proseguiamo lungo il filone culturale recentemente inaugurato con il post sulla Jolie.

Secondo Repubblica.it, all'Università di Napoli infuria la polemica dopo che l'ateneo ha finanziato con denaro pubblico la realizzazione di un calendario sulle studentesse partenopee più avvenenti.

E dove starebbe lo scandalo?