domenica 16 novembre 2008

NON LO SO... SE STO QUI... O SE RITORNO...



Colline verdi, con le prime e tardive pennellate d'autunno. Cielo azzurro. Sole tiepido. 
Aria tersa, frizzante. 
Ristorantino in campagna. Cibo squisito. Calore e rilassatezza familiari. 
Bologna.
Poi la strada. Le chiacchiere. I pensieri.
Ok, domani si ricomincia. 
Ma carichi.

PERCHE' OLINDO E ROSA CI HANNO STUFATO


QUELLO CHE SEGUE E' UN ARTICOLO CHE HO SCRITTO PER L'ORDINE (QUOTIDIANO PRESSO CUI LAVORO) UN PAIO DI GIORNI FA. MI SEMBRAVA UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE CHE POTESSE STARE TRANQUILLAMENTE ANCHE QUI.
PERCIO' L'HO COPIAINCOLLATO.


I tecnici di Rai Tre ieri hanno piazzato le telecamere, i mixer audio e quelli della regia. I cavi sono stati tirati e oggi verranno portati e installati i mega schermi. Nell’atrio del Palazzo di Giustizia le transenne da qualche giorno indicano i due percorsi: da una parte avvocati, magistrati e giornalisti, dall’altra il pubblico, che non è pagante, ma ci è mancato poco. Gli accrediti delle testate media si sono moltiplicati. Richieste di ogni genere sono arrivate alla Corte di Assise di Como, compresa quella, accordata, di trasmettere requisitoria e arringa in diretta tv. In Tribunale da giorni non si parla d’altro e c’è da giurare che anche il personale, giudici e piemme compresi, non vorranno perdersi lo spettacolo. Fuori, la viabilità intorno al Tribunale verrà nuovamente invertita. Viale Battisti, sotto le mura della città, diventerà un grande parcheggio per i furgoni con la parabola sul tetto e le auto dei giornalisti in arrivo da tutta Italia. Decine di pagine di giornale, compresa questa, e di servizi televisivi sono stati proposti negli ultimi giorni. Un aperitivo, per far venire l’acquolina in bocca. Olindo e Rosa ritornano, il circo riapre. Ci viene dal cuore: che palle. Non se ne può più di quei due. Delle loro lettere di innamorati, delle loro abitudini in carcere, dei loro difensori, della strage, che ancora fa male a pensarci, di tutto quel sangue, quel dolore, quell’ansia. Sono passati quasi due anni dal fattaccio. Sembra un giorno e, nel contempo, un’eternità. In mezzo, un miliardo di sensazioni. Proviamo a recuperarle e ci restano soltanto immagini televisive. Chi scrive ha persino parlato con Olindo Romano una volta, prima che lo arrestassero, eppure, addosso mi è rimasto soltanto ciò che la tivù ha voluto restituirmi. Parlo di quei giorni macabri e freddi, sulle strade tra Erba e Merone, e delle ore passate in quello strano limbo dell’aula di Assise in cui tutto è venuto male, deformato dall’orribile lente mediatica, che, alla fine, ha modificato radicalmente il corso degli eventi. Senza quella prevedibile lente, il dibattimento nemmeno sarebbe andato in scena. Nessuna attenzione, nessuna perversione sadomasochistico mediatica e due riti abbreviati in Udienza preliminare. Era la strada segnata, non lo diciamo noi. L’hanno detto gli stessi imputati, fino a un certo punto. Basta leggere la cosiddetta “Bibbia di Olindo”, il testo sacro su cui il netturbino ha annotato una mole immensa di sensazioni personali, per rendersi conto che nei primi mesi successivi alla confessione, quando ancora l’avvocato difensore era Pietro Troiano da Capiago Intimiano, il presunto carnefice aspettava con rassegnazione una condanna che gli sembrava inevitabile, mostrando anche una sorta di pentimento per quanto commesso. La svolta è avvenuta con l’ingaggio del collegio difensivo tutt’ora in carica, il trio Pacia-Schembri-Bordeaux. Da lì in avanti, parliamo dell’estate 2007, tutto è cambiato. Fino alla drastica inversione di rotta e la decisione di ritrattare tutto, in favore di telecamera, ovviamente. Il processo della strage di Erba da quel momento è entrato nelle case degli italiani. A tutte le ore: mattino, pomeriggio e sera. Una cura massiccia per gli affetti da carenza di orrore. Testimonianze di superstiti, descrizioni dettagliate su ferite che nemmeno nei peggiori film horror si vedono, colpi di scena, o presunti tali, per dare, quasi in tempo reale e, a volte, persino in anticipo sul verificarsi dei fatti, una visione di quanto stesse accadendo.Tutto veloce, ritmato, televisivo, accattivante. In un sistema che di accattivante ha proprio nulla, perché lì c’è stato soltanto male. Il Male. Ma è la tv, bellezza. Nessuna concessione alla riflessione, e non parlatemi del silenzio. Tutto regolarmente e sistematicamente sdoppiato, lungo un doppio binario che da una parte ha visto quasi sparire il processo reale, quello fatto di parti, giudici e Codice, schiacciato e sbriciolato da quello mediatico, lanciato dai balconi dei media, lo ripetiamo, noi compresi, e dato in pasto a una folla inspiegabilmente, o forse nemmeno tanto, affamata e bramosa di sangue. Come se trovarsi in mazzo a tutto quel male, a tutto quell’odio potesse, in qualche modo, lenire il dolore di ognuno di noi, facendolo sembrare un’inezia in quel mare negativo e colloso, capace di offrire, drammaticamente e paradossalmente, speranza e conforto a tutti coloro che potevano finalmente dire e dirsi: ebbene, c’è qualcuno peggiore di me. Ma non andiamo nel sociologico o nello psicologico, non ne abbiamo gli strumenti. Limitiamoci ad osservare. A prendere atto. Di fatto c’è una distorsione palese, registrabile seguendo con attenzione il processo e ciò che di esso è trapelato. Nulla di casuale, tutto esattamente calcolato e voluto. Persino preteso. Ecco allora le invettive dei difensori verso chi non seguiva il copione, o meglio, la scaletta del programma. Ecco, ad esempio, la minaccia di querela, con l’anatema di Enzo Pacia nei confronti de L’Ordine, appena da queste pagine è stato chiesto all’avvocato, a voce alta e chiaramente, di non romperci più con le sue storiacce di una coppia di presunti massacratori di donne e bambini. Perchè sono presunti, noi non lo dimentichiamo. Ma non dimentichiamo nemmeno di cosa sono accusati. Di fiumi di sangue. Sangue innocente.La sospensione del processo, dal maggio scorso a lunedì, quando riprenderà con la requisitoria del pm Massimo Astori, ha permesso a tutti noi, che di quel sangue eravamo rimasti intrisi, di riprendere fiato. Uscire dall’apnea e schiarirci la vista. Abbiamo visto meglio, come sempre avviene se per mettere a fuoco ci si allontana un po’ dall’obiettivo. Abbiamo visto qualcosa che non ha funzionato e non può funzionare. La cronaca è anche il nostro mestiere. Campiamo di quello. Eppure, i conti non tornano. Tutto troppo. Tutto, da ogni parte. C’è un corto circuito evidente, in una sfera, come quella giudiziaria, che proprio perché in difficoltà per conto proprio, dovrebbe meritare maggiore rispetto, maggiore tutela. Dicono che il Presidente della Corte d’Assise, prima dell’inizio del processo, nel gennaio scorso, dovette passare giornate intere a pensare a questioni organizzative. Il pubblico, le telecamere, il personale, gli spazi, le sedie. Persino i parcheggi. A tutto, insomma, fuorché al processo, che poi è il suo lavoro. Una distorsione in termini. Poi, il fiume di notizie, di commenti, di pareri, di opinioni e di polemiche. E spazio allo sport più praticato del nostro Paese, il tifo. Perché, alla fine, tutto è finito sul quel piano. Telegiornali e trasmissioni sono diventate enormi moviole in cui ognuno di noi ha potuto dire se fosse rigore oppure no. Parlando, però, non di Del Piero, ma di dinamiche criminose mai viste, di ferite inenarrabili, di questioni talmente delicate che persino gli stessi investigatori, gli stessi avvocati, gli stessi giudici, hanno incontrato, incontreranno enormi difficoltà. E  invece tutti giù, a dire la loro. A prendere parte e a tifare, appunto. Quasi tutti contro la coppia di Erba, ovviamente. Ma poco importa. Il fatto è che il copione ha prevalso sul processo. Volete sapere cosa diranno i difensori nell’arringa finale? Non fate la fatica di venire in aula. Perché qualcuno, su un libro uscito qualche mese fa, l’ha già scritto a chiare lettere. Basta leggere là. E il gioco, scusate il termine, è fatto.  

DOMENICA + SOLE = GITA


E oggi... Bologna!!!!!

mercoledì 12 novembre 2008

C'E' QUALCUNO PIU' PIRLA? Sì...


Ok, Berlusconi è un pirla. Si sapeva. Si sa.
E tutti giù a scandalizzarsi per la sua battuta del cavolo sull'abbronzatura di Obama. Va bene.
Poi se ne esce Cossiga sulle manifestazioni degli studenti a dire: "Ci vorrebbe il morto, così la polizia potrebbe iniziare a sparare". E nessuno che dice nulla. Cossiga sarà pure andato, ma se le parole hanno ancora un valore, mi pare che tra le affermazioni dei due campioni ci sia una bella differenza. 
Azz...mi sa che mi sono risposto da solo...

giovedì 6 novembre 2008

MA SE FOSSE STATO...



Non voglio essere il solito rovina feste. 
Ma pensavo: era più difficile per il nero Obama diventare presidente degli Usa, o per Veltroni battere Berlusconi?
Perchè, allora, il primo ha stravinto e il secondo ha straperso?

mercoledì 5 novembre 2008

OBAMAAAAAAAA



Da oggi il mondo è un po' migliore.
A prescindere!