domenica 22 marzo 2009

LA CRISI NON MI SPAVENTA, MA... 2


E' trascorso oltre un mese dal mio ultimo post. Ragionavo sulla crisi economica e vorrei restare sul tema. 

Dicevo, il 14 febbraio scorso, che la crisi non mi faceva paura. Che, comunque fosse andata, al limite si sarebbe trattato di "ricominciare", di "reinventarsi", di "ripartire". Lo dicevo in buona fede, con convinzione, sulla scia di un sostanziale ottimismo che mi era rimasto appiccicato da un incontro con Paolo De Santis, imprenditore comasco e presidente della Camera di Commercio. 

Un mese dopo, la percezione della crisi è rapidamente mutata. Sia in me, sia intorno a me. 

Un mese fa non avevo un amico, un conoscente stretto, un parente che fossero toccati dalla crisi. Nessuno di loro rischiava il posto o parlava di Cassa integrazione

Oggi non è più così. Senza contare le persone che iniziano ad essere in Cassa integrazione, vi racconto un fatto: il mio amico di infanzia, uno che ha sempre lavorato tanto e bene, da fine mese probabilmente resterà a casa. Non in Cassa, a casa. Chiuso, fine del cinema, stop. Un paio di anni fa, proprio in virtù delle sue capacità, era stato messo a fare l'amministratore delegato della nuova ditta che la casa madre in cui ha sempre lavorato aveva deciso di aprire. In due anni il fatturato è aumentato sensibilmente, il prodotto era buono e l'azienda prometteva soddisfazioni crescenti. 

Il 31 marzo, probabilmente, quell'azienda non ci sarà più.

Il mio amico ha due figli. Ha appena cambiato casa e ha un mutuo impegnativo da onorare. Il suo stipendio, del resto, glielo consentiva agevolmente. 

Toccherà reinventarsi anche a lui, si dirà. Ok, ma dove? Lui, la specializzazione l'ha fatta sul campo. Un settore relativamente di nicchia, tra l'altro. In quello è un mostro, ma non è un tuttologo. Che farà? Dove potrà reinventarsi, visto che la crisi è globale e la sua azienda chiude per quello, non per mali suoi?

Ecco che la crisi è diventata qualcosa di palpabile anche per me. Ha cambiato colore e assunto una forma inquietante. 

La parola d'ordine, però, è niente pessimismo. E, sinceramente, ancora non riesco ad essere pessimista. Mica potrà fermarsi tutto? Mica scomparirà il guadagno dalla faccia della terra? Si tornerà indietro di una decina d'anni, dicono i vari guru. Benissimo, anche 15 se volete. Sottoscrivo. 

Avevo 23 anni allora, non avevo strade spianate davanti a me e molta incertezza. Più di ora, direi. Eppure, qualcosa ho sempre combinato, grazie, soprattutto, all'aiuto degli altri. Oggi è giunto il momento, probabilmente, che sia io ad aiutare chi mi sta vicino e a restituire qualcosa.

E anche questa prospettiva mi dà ottimismo

2 commenti:

andrea ha detto...

Orca, il prossimo post si chiamerà "la crisi mi terrorizza ma" :)

Paolo ha detto...

il paragone è azzardato, lo ammetto, ma ognuno di noi penso possa portare con se almeno un esempio di crisi vissuta e - i più - superata così brillantemente da essere grati a quella crisi... resto ottimista, pur con le dita incrociate e il fiato corto... sarà crisi vera se non riusciamo a trasformare questo momento in un'occasione... Insomma: anche la tua storia recente, lo dimostra. O no?