domenica 23 ottobre 2011

Il Sic e il Vale



Prima l’ha colpito Colin Edwards. Poi, un millesimo di secondo dopo, gli è piombato addosso Valentino Rossi. Tecnicamente, con ogni probabilità, dovrebbe averlo ucciso lui.
Potrebbe appartenere alla sua gomma anteriore il segno sul collo a cui è riconducibile la morte di Marco Simoncelli. Il Sic gli è finito sotto, non ha potuto evitarlo. Non ha potuto fare nulla. In quell’istante andavano tutti ad almeno 160-170 all’ora.
Marco, mentre la sua Honda stava letteralmente impazzendo, ha attraversato la pista dall’esterno all’interno, sbriciolando teorie secolari sulla forza centrifuga, tagliando la strada a Edwards e a Rossi che lo seguivano.
Sono stati gli occhi, quelli di Valentino, a dire che probabilmente è andata così. Non si era mai vista quella disperazione nel suo sguardo.
La sentenza è arrivata subito, dopo pochi istanti, mentre dal collegamento in diretta tivù nessuno voleva pronunciare l’orribile parola e tutti si aggrappavano alla speranza.
Erano amici. Non di maniera. Amici veri. Si allenavano insieme, chi va in moto sa cosa significa.
Simili, sia in moto sia una volta smessi tuta e casco.
Ragazzi, poco più che bambini
Valentino è un “vecchio” e ha 30 anni. Marco ne aveva 24.
Anche quest’ultimo atto li ha drammaticamente uniti. Vale è rimasto in piedi, Marco è morto.
Sì, Vale è in piedi, ma ora cosa resta di lui?