lunedì 8 ottobre 2012

Il palo dell'assessore Gerosa

L'assessore alla Mobilità, Daniela Gersosa (foto comune.como.it)


L’assessore comunale Daniela Gerosa è tra quelli della giunta Luicini che più di altri hanno deciso di lanciare immediatamente una serie di messaggi chiari e forti ai comaschi. Occupandosi, tra l’altro, di Mobilità, la ragazza si rivolge spesso a chi per i propri spostamenti utilizza un mezzo di trasporto.
La tecnica dei provvedimenti eclatanti può avere un senso, a patto, scusate il gioco di parole, che questi non travalichino il buon senso.
Può andar bene, allora, riesumare un segmento di corsia preferenziale lungo 200 metri in via per Cernobbio, anche se praticamente serve a nulla se non si ripensa l'intero Borgo Vico. Va bene pure riservare via Milano ai soli mezzi pubblici e ai residenti dalle 7 alle 9 del mattino, anche se si intasa un po’ di più la Napoleona. E non è blasfemo eliminare qualcun altro dei pochi parcheggi gratuiti rimasti in città, anche se in assenza di un Piano generale della sosta tale manovra ha il solo effetto di svuotare ulteriormente le tasche dei comaschi.
Non va bene, invece, non va per nulla bene, piazzare un palo spartitraffico in mezzo a una strada quale via Briantea, nella zona della città nota con il nome di San Martino.
Il palo in questione, completo di cartello segnaletico è, in realtà, un evidente pericolo per chiunque vi passi vicino, in special modo per i motociclisti.
Non serve essere un esperto di mobilità per capirlo.
A conferma di questa mia preoccupazione è arrivata, oggi, attraverso un comunicato stampa, la difesa del palo da parte dell’assessora, la quale, commentando la notizia di un incidente avvenuto nei pressi del nuovo spartitraffico si è affrettata a chiarire che il motociclista coinvolto non sia caduto, pur essendoci passato vicino, a causa della specie di lampione che il Comune ha piazzato in mezzo alla strada. Mi fa piacere, ma la notizia non risolve la questione.
La teoria enunciata dalla Gerosa sulla carta non fa una grinza: se automobilisti e motociclisti rispetteranno il Codice della strada, non correranno alcun pericolo con quel palo.
Siamo di fronte alla classica posizione da “professorina”, che pone le basi di scelte pratiche su considerazioni meramente teoriche e, soprattutto, difficilmente riscontrabili nella realtà.
Siamo tutti d’accordo che a 50 all’ora sia senz’altro più facile vedere ed evitare il lampione in questione, ma è altrettanto vero che, nella realtà terrena, praticamente nessuno è portato, in quel punto, a rispettare il limite di velocità. Uno dice: il Codice andrebbe rispettato. Giusto. Ma lo strumento per farlo rispettare può essere forse un elemento di pericolo creato ad hoc?
Il palo, dunque, deve fungere da dissuasore di velocità? Francamente, mi pare un tantino pericoloso. Più pericoloso della velocità stessa assunta dai veicoli. 
Già che c’era, la signora Gerosa poteva prevedere un fossato al posto del palo. Ché chi arrivava in via Briantea un po’ troppo spedito ci finiva dentro e non c’era manco bisogno di star lì a fare i rilievi. Si copriva con un po’ di terra e buonanotte.

1 commento:

cafecaracas ha detto...

Visto quello che è successo oggi durante una corsa ciclistica ,mi auguro che il buon senso prevalga e qualcuno si prenda la briga di toglierlo.