giovedì 18 ottobre 2012

Il PdL volta pagina. Con Bruni, Tambini e Gaddi. Roba de matt


Nella foto tratta da Quicomo.it da sinistra: Maria Stella Gelmini, Daniela Santanché, Roberto Formigoni, Laura Bordoli, Ignazio La Russa, Sergio Gaddi, Alessio Butti e Mario Mantovani. Il Gota del PdL lombardo

Poi ci credo che Grillo schizzi al 17% o che un Rapinese qualunque possa arrivare a prendere il 9% alle comunali.
Avete letto i nomi che girano in vista delle elezioni anticipate (si parla di dicembre) per la Regione Lombardia? La Provincia ne fa alcuni, e c’è da cappottarsi.
Nel Pd, manco a dirlo, in pole position resiste Luca Gaffuri. Reduce da un mandato e mezzo in consiglio, il consigliere di Albate, a quanto pare, è affezionatissimo al Pirellone. Avendo fatto sempre l’opposizione, ci può stare, anche se è del tutto evidente che il Pd comasco non sia partito in grado di formare classe dirigente giovane. E questo limite non è affatto trascurabile.
Ma sono i nomi del PdL a fare accapponare la pelle.
Cioè, qui si parla di Stefano Bruni, di Patrizio Tambini, di Sergio Gaddi.
Giorgio Pozzi non lo prendo in considerazione, mi pare davvero impossibile.
Partiamo da Gaddi. Tra i tre è sicuramente quello la cui eventuale candidatura avrebbe il maggior senso. Ciò sarebbe vero, però, se questa non avvenisse dentro il PdL.
Gaddi, per chi non lo sapesse o l’avesse scordato, ha corso alla carica di sindaco di Como alla guida di una lista propria e in contrapposizione al PdL. Chi è stato lettore de L’Ordine, sa bene che ho sempre fatto il tifo per quella sua scelta coraggiosa. Ma proprio alla luce di quella avventura, una sua candidatura al Pirellone (peraltro probabilmente debole su scala regionale), sarebbe quantomeno contraddittoria. D’altro canto, una corsa al di fuori di un partito risulterebbe alquanto velleitaria. Insomma, per il buon Sergio non è cosa, c’è poco da fare.
Ma se per la sua candidatura sarebbe in gioco la coerenza, con Bruni e Tambini sfioriamo il ridicolo.
A parte il piccolissimo particolare che entrambi incarnano i vertici del ramo comasco del sistema che proprio in questi mesi è andato in crisi totale: ovvero la cosiddetta galassia  politica-Cielle-Cdo. I “figliocci” di don Angelo Gasparro interpretano pienamente, in salsa comasca, il paradigma politico di Roberto Formigoni, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.
È un dato di fatto che lo sgretolamento di quel paradigma sia tra le cause principali della crisi formigoniana. Che debbano essere i suoi principali testimoni lariani a presentarsi agli elettori di centrodestra risulta, francamente, paradossale.
Detto ciò, quel che è ancor più bizzarro è che il bacino elettorale considerato a lungo il Mugello del centrodestra sia stato letteralmente demolito proprio grazie ai nomi suddetti, cui va aggiunto quello, dalle maggiori responsabilità in assoluto, di Alessio Butti.
L’asse instaurato negli ultimi due anni tra il sindaco uscente Bruni e i due capetti locali del partito, Butti e Tambini, ha portato al crollo devastante che tutti conosciamo. Laura Bordoli, candidata piediellina a Palazzo Cernezzi, ha rimediato uno sconcertante 13,3% al primo turno, per poi essere spazzata via (75% contro 25%) al ballottaggio da Mario Lucini. Una batosta in cui la signora ha avuto responsabilità residua. Il conto va presentato ai suddetti Butti, Bruni e Tambini.
Che il PdL sia un partito finito non lo dicono i quotidiani scandali giudiziari che lo stanno flagellando, ma, per restare a casa nostra, il semplice fatto che le candidature alle prossime regionale saranno ancora affare del senatore/coordinatore e del su fidato scudiero. I quali, ancora una volta, dovranno ragionare sui soliti Bruni e Gaddi. Con buona pace dell’elettore moderato comasco.



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